La Delegazione di Puglia e Lucania dell’Ordine di Malta incontra il Cardinale Pierbattista Pizzaballa
Il 25 settembre 2026 segna un momento di profonda riflessione storica ed ecclesiale durante l’incontro tra la Delegazione di Puglia e Lucania dell’Ordine di Malta e il Cardinale Pierbattista Pizzaballa nella chiesa della Madonna della Pace di Molfetta. Erano presenti anche S. E. Mons. Domenico Basile, vescovo di Molfettae e fra’ Nicola Violante, provinciale dei Frati Minori. Nel corso della serata, la figura del profeta è stata analizzata richiamando il magistero di Don Tonino Bello e l’insegnamento del profeta Geremia. Dal punto di vista storiografico e pastorale, il compito profetico non risiede nella formulazione di risposte ordinarie o pragmatiche, bensì nella capacità di denunciare le ingiustizie e di orientare le comunità verso la costruzione attiva della fraternità. Tale vocazione comporta inevitabilmente incomprensioni, solitudine e sofferenza, poiché il messaggio profetico rischia di apparire inascoltato; ciononostante, i profeti rifiutano la rassegnazione e continuano a scommettere con pervicacia sulla fraternità come unico orizzonte praticabile.
L’analisi del Cardinale si è poi estesa alla drammatica situazione in Israele e Palestina, tracciando una disamina sociologica e storica del conflitto. Gli eventi del 7 ottobre hanno rappresentato un trauma strutturale per la società israeliana, frantumando la percezione di sicurezza nazionale ed evidenziando vulnerabilità sia lungo i confini esterni sia sul piano interno. Questa frattura ha generato un clima di esasperata polarizzazione e profonda solitudine, in cui l’empatia verso il dolore altrui e la comprensione delle ragioni dell’altro risultano quasi del tutto precluse. In un simile contesto, la mediazione diplomatica e gli sforzi di pace appaiono estremamente fragili e complessi da tradurre in azioni concrete.
La persistenza dello scontro affonda le sue radici nei vissuti traumatici delle due popolazioni: da un lato la memoria collettiva israeliana, segnata dall’Olocausto, dal conflitto del 1948 e dalla guerra del 1957; dall’altro la coscienza storica palestinese, segnata dall’esperienza identitaria della Nakba. Entrambi i popoli condividono una percezione esistenziale di sopravvivenza, che alimenta in ciascuna parte una determinazione irriducibile a non cedere e a presidiare la propria terra. Tale contrapposizione è ulteriormente inasprita dall’uso del linguaggio: la scelta delle parole diventa immediatamente uno strumento di identificazione ideologica, costringendo il discorso pubblico all’interno di logiche d’appartenenza rigide e marginalizzando drasticamente ogni tentativo di dialogo neutrale o di convivenza.
Infine, la riflessione si è posata sull’etica della responsabilità personale e comunitaria nei momenti di crisi. Mentre l’adesione e la presenza risultano agevoli nelle fasi di stabilità e di prosperità, il valore autentico delle relazioni umane e istituzionali emerge dinanzi alle avversità. In tali frangenti negativi si rende indispensabile l’azione profetica, intesa come capacità di richiamare le comunità agli elementi essenziali della propria vocazione e di offrire una prospettiva di senso. Affrontare e governare questa complessità richiede dunque un’elevata competenza, discernimento e una straordinaria delicatezza d’intervento.
Un plauso anche al servizio di assistenza sanitaria dei gruppi Cisom di Molfetta e di Bari