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Anfang Mai fand die 68. Internationale Pilgerfahrt des Malteserordens zum Wallfahrtsort Unserer Lieben Frau von Lourdes statt. Zu den bedeutendsten Momenten des religiösen Programms zählten das Pontifikalamt unter dem Vorsitz von Kardinal Arthur Roche, die ergreifende Sakramentsprozession mit 1.300 Kranken und die Lichterprozession. Die 50-köpfige Südtiroler Wallfahrtsgruppe stand heuer erstmals unter der Leitung des Kalterer Arztes Andreas von Lutterotti. Für sie gab es eine eigene hl. Messe, die vom Ordenskaplan und Brixner Domdekan Ulrich Fistill in der Pilgerherberge Accueil de Notre Dame zelebriert wurde. An diesem intimen Gottesdienst, der das Thema Glaubensvertiefung zum Inhalt hatte, nahmen fast alle Südtiroler Pilger, unter ihnen 11 Betreute und über 20 Volontäre samt medizinischem Personal, teil. Lukas Graiss aus Latsch überraschte die Gruppe mit einem passenden, selbstgemalten Bild des Pilgerweges von Lourdes, der zur Statue der Gottesmutter führt. Die betenden Prozessionsteilnehmer interpretierte er als Perlen des Rosenkranzgebetes. Zu den vielen Erlebnissen, die jeder Pilger mit nach Hause nimmt, zählen persönliche Begegnungen und Erlebnisse, nicht zuletzt das Gebet vor der Grotte von Massabielle. Dort rief der Großmeister des Ordens mit einem Blick auf die Weltpolitik dazu auf, sich daran zu erinnern, die Schwächsten in den Mittelpunkt zu stellen: Ein Besuch in Lourdes löse zwar nicht die Probleme der Welt, er erinnere aber daran, dass wir in einer Welt, die vergisst und isoliert, dazu aufgerufen sind, anderen nahe zu sein. „Das ist keine freiwillige Entscheidung. Es ist unsere Berufung zur Pflege des Glaubens und das Eintreten für die Schwächsten der Gesellschaft: ‚Tuitio Fidei et Obsequium Pauperum‘“, so Fra’ John Dunlap in seiner Ansprache vor der Grotte.

 

Die Wallfahrer nach Lourdes am Prozessionsweg zur Statue der Muttergottes als Rosenkranz, gemalt von Lukas Graiss aus Latsch/Mals; Beschriftung: „Beim Rosenkranzgebet kann sich jeder beteiligen, Groß und Klein. Es gibt einem die Kraft, Hindernisse zu bewältigen. – Wir sind ja auch Dienerinnen, ja, Diener des Friedens“.

I pellegrini a Lourdes lungo il percorso della processione verso la statua della Madonna raffigurata come un rosario, dipinto da Lukas Graiss di Laces/Malès; didascalia: «Tutti possono partecipare alla preghiera del rosario, grandi e piccini. Essa dona la forza di superare gli ostacoli. – Dopotutto, anche noi siamo ancelle, anzi, servitori della pace».

 

All’inizio di maggio si è svolto il 68° pellegrinaggio internazionale dell’Ordine di Malta al santuario di Nostra Signora di Lourdes. Tra i momenti salienti del programma religioso figurano la Messa pontificia presieduta dal cardinale Arthur Roche, la commovente processione eucaristica con 1.300 malati e la processione con le fiaccole. Il gruppo di pellegrini altoatesini, composto da 50 persone, era guidato quest’anno per la prima volta dal medico di Caldaro Andreas von Lutterotti. Per loro è stata celebrata una Messa speciale dal cappellano dell’Ordine e decano della Cattedrale di Bressanone Ulrich Fistill presso l’ostello dei pellegrini “Accueil de Notre Dame”. A questa funzione intima, incentrata sul tema dell’approfondimento della fede, hanno partecipato quasi tutti i pellegrini altoatesini, tra cui 11 assistiti e oltre 20 volontari, compreso il personale medico. Lukas Graiss di Laces ha sorpreso il gruppo con un quadro appropriato, dipinto da lui stesso, raffigurante il percorso di pellegrinaggio di Lourdes che conduce alla statua della Madonna. Ha interpretato i partecipanti alla processione in preghiera come perle del rosario. Tra le tante esperienze che ogni pellegrino porta a casa ci sono incontri e vivenze personali, non da ultimo la preghiera davanti alla grotta di Massabielle. Lì, con uno sguardo alla politica mondiale, il Gran Maestro dell’Ordine ha esortato a ricordarsi di mettere al centro i più deboli: Una visita a Lourdes non risolve certo i problemi del mondo, ma ci ricorda che, in un mondo che dimentica e isola, siamo chiamati a stare vicini agli altri. «Non si tratta di una scelta volontaria. È la nostra vocazione a custodire la fede e a difendere i più deboli della società: “Tuitio Fidei et Obsequium Pauperum”», ha affermato Dunlap nel suo discorso davanti alla Grotta.