Gran Priorato di Lombardia e Venezia
Sovrano Militare Ordine di Malta

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Festa del Redentore a Venezia

Venezia, 17 luglio 2016. Tenendo fede al voto dei veneziani scampati alla peste del 1575-77, attraversando il canale della Giudecca sul tradizionale ponte votivo una rappresentanza del Gran Priorato guidata dal Procuratore e della Delegazione di Venezia si sono recate devozionalmente alla palladiana Basilica del Redentore per la celebrazione eucaristica presieduta da S.E. Rev.ma Mons. Francesco Moraglia Patriarca di Venezia. Forti, accorati, limpidi e coerenti le parole della omelia del Patriarca, tanto da rimanesere impresse in chi le ha udite con attenzione: “Viviamo l’epoca della comunicazione: in continuazione noi metabolizziamo immagini disumane quasi facessero parte di una delle tante fiction televisive mentre, invece, riproducono la triste realtà”.  Il rischio è di “banalizzare una tale tragedia”.  Richiamando la recente strage di Nizza, il terrorismo e le tragedie dei migranti ha puntualizzato: “Chiamarsi fuori sarebbe una tragedia nella tragedia. Il rischio è oscurare il rispetto per l’uomo, la vita umana e il valore della compassione. È come uccidere la nostra umanità; ecco perché il grido ‘I care’, oggi, è più che mai attuale”. “Questa tragedia – il monito del prelato – riguarda ciascuno di noi, la nostra coscienza ottusa di cittadini di un Occidente confuso e smarrito che sembra aver perso i valori fondamentali della persona per obbedire ciecamente a regie più o meno occulte”. L’Europa, secondo il patriarca, “ha fallito quando non ha saputo porre la persona al centro e quando ha contribuito a decostruirla a livello culturale, legislativo, giuridico, smarrendone le dimensioni fondamentali, non perseguendo la sintesi virtuosa fra ciò che la persona è nel suo intimo e coerenti scelte culturali; l’individualismo è stato posto a premessa di tutto, di ogni discorso sulla coscienza, sulla persona, sulla famiglia, sulla politica”. “Il dramma di un numero sempre crescente di uomini, donne e bambini costretti a migrare per non morire richiedono, a noi e alle nostre comunità, un amore nuovo, un’intelligenza creativa, un coraggio indomito”, mentre “il terrorismo – piaga del nostro tempo – si macchia sempre più di sangue innocente, anche quello dei bambini”, ha detto inoltre il patriarca recitando alla fine della Messa una preghiera composta appositamente. Di qui l’invocazione al Santissimo Redentore: “Aiutaci a non chiudere gli occhi di fronte alle sofferenze che sono intorno a noi e che prendono la forma di tanti volti di uomini, donne e bambini che attendono il piccolo gesto che ciascuno di noi può compiere nel Tuo nome”.

La benedizione eucaristica alla città ha concluso il rito, ed ha permesso un breve momento di ringraziamento e di saluto a S.E. Rev.ma il Patriarca di Venezia.