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Mercoledì 01 Luglio 2009 16:48
Sono stati 1700, di cui 403 malati, i partecipanti dall’Italia al 51° Pellegrinaggio Internazionale dell’Ordine di Malta a Lourdes, tenutosi dal 1 al 5 maggio 2009, e le iscrizioni ricevute dall’Ufficio Pellegrinaggi del Gran Priorato di Roma, per i due aerei, sono state 275, di cui 80 malati (numero mai raggiunto prima), assistiti da 93 sorelle e 80 barellieri. Degli 80 malati, 15 erano bambini o adolescenti.
Quest’anno, per il 130° anniversario della morte di S. Bernadette, il tema proposto dal Vescovo di Lourdes è stato “il Cammino di Bernadette”, articolato nei quattro momenti salienti della sua vita, utili a tutti i cristiani per la propria vita di fede: discernere la propria vocazione, la vita nella Chiesa, l’Eucarestia e il Servizio.
Caposala in servizio
Il libretto rosso contenente la guida spirituale del Pellegrinaggio, nelle ultime pagine propone la riflessione sottolineata da P. Costantino Gilardi, Direttore Spirituale del Pellegrinaggio, al termine della S. Messa di chiusura alla Grotta, la mattina del 5 maggio. Il Pellegrinaggio ha deposto nel cuore di ciascuno quel particolare “seme”, affinché possa dare molto frutto nei giorni che verranno.
 Tutti i giorni del pellegrinaggio offrono quindi ad ogni partecipante preziose occasioni per accogliere quel “valore aggiunto” della Grazia, e per il Personale di Sevizio ciò può avvenire primariamente nello svolgimento appunto del Servizio, il quarto ed ultimo elemento di riflessione sulla figura di Bernadette.
Proprio nel Servizio a Lourdes vengono convogliate da parte di sorelle e barellieri le migliori energie, intenzioni, speranze, offerte come propria personale preghiera alla Vergine. Il Servizio è quell’occasione, unica, ma ripetibile, per annullarsi in nome del bene di un altro. Direttamente per il malato, o indirettamente per la sorella e il barelliere che, grazie a quel particolare servizio correttamente ricevuto, potranno rendere il proprio operato più prezioso per il malato. E assaporare quel beneficio invisibile e silenzioso che se ne riceve intimamente.
Quello spirito di servizio in cui si asseconda l’Altro facendosi appunto secondi a lui, e che porta la sorella o il barelliere a pre-vedere, pre-cedere, pre-parare, pre-disporre, pre-occuparsi di ogni cosa al fine di accogliere, sempre prima, i suoi bisogni. Un riflesso di quell’amore con cui Dio ci fa sentire già accolti, già preceduti, già preparati, già previsti da Qualcuno che solo così ci sa amare. E che solo così si può imitare. E proprio nello svolgimento di un servizio, qualunque esso sia, si scopre che nella persona che si sta servendo, qui e ora, c’è Cristo, con la sua sofferenza.
Pensare alla concreta eventualità che, nel corso del pellegrinaggio, il malato possa accogliere, scoprire o riscoprire la propria sofferenza come sua personale vocazione per unirsi alla sofferenza di Cristo, fa sì che, per le sorelle ed i barellieri delle sale dell’Accueil ND, quelli che si pensava fossero solo dei letti diventino degli “altari”. E durante i lavori espletati nelle sale ogni mattina, l’atto di porre quei lenzuoli sui letti improvvisamente coincida con l’adornare e preparare con tovaglie e fiori i tanti altari del Santuario, quotidianamente rinnovati per meglio accogliere, nel corso della giornata, il Corpo di Cristo che lì si vorrà riposare.
Sotto questa nuova luce, anche alla levata mattutina dei signori malati, l’azione di sorelle e barellieri di aprire la porta di una Sala del reparto (per accedere e dare il buongiorno) corrisponde ad aprire un prezioso tabernacolo al cui interno nostro Signore è stato vegliato e assistito dal personale del turno di notte.
Quel momento si rivela sempre tra i più belli e intimi della giornata. Si vedono spuntare i primi sorrisi tra le lenzuola, sorrisi pronti a moltiplicarsi con l’arrivo dalla tisanerie dei primi caffè fumanti. Momenti unici di particolare ilarità sia per il personale in servizio che per i signori malati, che spesso si fanno trovare già desti, attivi e impazienti di “scartare” il dono di una nuova giornata a Lourdes, il cui momento culminante sarà quel passaggio alla Grotta per recitare ai suoi piedi l’Ave Maria, ogni volta con tale devozione e intensità…. come se fosse l’ultima del Pellegrinaggio.
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Il Signore ci renda capaci di un servizio umile, semplice, discreto, silenzioso, dei fratelli. Un servizio che non si proclama, non si esalta, non si ridice, non si racconta, non si fa pagare. Un servizio che diventa sempre più conosciuto solo da Dio, e che, giunta la sera, lascia sempre nell'animo la sofferta, sincera convinzione di essere stati servi inutili.” (A. M. Canopi)
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Enrico Passi