Stampa E-mail
Indice
Storia
Storia - 2
Storia - 3
Storia - 4
Tutte le pagine

L'origine canonica dell'attuale Gran Priorato Giovannito-Gerosolimitano di Roma, stando alla documentazione potuta raccogliere, potrebbe risalire al periodo gerardiano posteriore alla concessione della protectio beati Petri allo Xenodochium Ierosolimitani con la Piae postulatio voluntatis sottoscritta dal sommo pontefice Pasquale II il 15 febbraio 1114, se non ai primi anni del "custos" fra' Raymond de Puy (1120-1158/60). Dalla pancarta pascaliana risulta tuttavia che il Beato Gerardo, dichiarato titolare con i suoi legittimi successori in perpetuo della protectio beati Petri, aveva chiesto e ottenuto il riconoscimento delle sedi ospedaliere - priorali - "ante litteram" - di Saint Gilles, Pisa, Bari, Otranto, Taranto e Messina oltre che dello Xenodochium Ierosolimitanum.

Tra queste sedi ospedaliere poste canonicamente in essere dal pontefice, si sarebbe atteso di leggere i nomi di Amalfi e di Roma. Rimane, invece, difficile comprendere l'assenza del toponimo di Amalfi se si tiene conto non solo della dottrina comune - a cominciare da Guglielmo di Tiro - che vuole il beato Gerardo appartenente a nobile casata amalfitana, ed il suo Xenodochium dipendente, o emanazione, dell'abbazia di S. Maria Latina fondata in Gerusalemme nei pressi del Santo Sepolcro dai mercanti amalfitani. A tutto questo si aggiunga il fatto che il beato Gerardo portò le citate sedi marinare, all'attenzione papale quali organismi periferici della sua istituzione che non potevano certamente competere con il dominio esercitato sui mari dal ducato di Amalfi, proprio all'epoca gloriosa del ducato (839-1131) quando i collegamenti amalfitani con Gerusalemme avevano preceduto quelli veneziani e genovesi.

Il motivo della non citazione di Roma nella pancarta pascaliana, a parte l'antica consuetudine degli ordini religiosi di diritto pontificio di mantenere un procuratore dell'Urbe, va individuato, probabilmente, nella carenza di strutture ospedaliere per quanto appaia credibile che in città funzionasse un ufficio di rappresentanza del preposito Gerardo come sembra di poter dedurre dalla concessione della protectio beati Petri oltre che dall'intensificarsi dei rapporti con Pasquale II e con Callisto II dello stesso Gerardo, dei quali non mancano testimonianze. Il problema però che ci riguarda è quello del raggiungimento della sede originaria del priorato di Roma unito all'altro dell'epoca della sua istituzione canonica.