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Scuola materna “Vittorio Emanuele II”: 85 bambini nel più antico asilo di Torino |
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Giovedì 04 Marzo 2010 09:22 |
 Fondata dal re Carlo Alberto di Savoia nel 1838 per le famiglie più povere residenti nella zona di Porta Palazzo, la scuola materna “Vittorio Emanuele II” è la più antica di Torino ed è sempre stata gestita dalla congregazione delle Suore di san Giuseppe di Pinerolo, un ordine religioso femminile dedito alle opere di misericordia ed in particolare alla cura dei bambini, degli anziani, dei malati e dei carcerati. Le Suore hanno continuato a occuparsi dell’asilo torinese anche dopo il 1945 quando, caduta la monarchia, l’Ordine di Malta ha affiancato lo Stato e il Comune di Torino nel sostegno economico all’istituto. Oggi l’asilo è frequentato da 85 bambini fra i 3 e i 5 anni, 18 dei quali stranieri: le iscrizioni si chiudono lasciando sempre una lista d’attesa. Come tutte le scuole paritarie, fornisce ai piccoli anche i primissimi insegnamenti sulla religione cattolica: “non abbiamo problemi con nessuno: a tutti spieghiamo la nostra identità e il nostro progetto educativo, e anche i genitori stranieri e non cattolici accettano che ai figli vengano insegnate le preghiere cristiane” spiega suor Angelina Pagano, 54 anni, dal 1996 direttrice della scuola.  “Ai bambini raccontiamo chi sono i Cavalieri di Malta, ed il significato della stella bianca a otto punte che vedono a scuola” dice suor Angelina. L’istituto fa parte della Federazione Italiana Scuole Materne (FISM) e riceve dalla delegazione di Torino dell’Ordine di Malta un aiuto sostanziale per coprire le spese ed i compiti gestionali: dalle manutenzioni all’immobile, di proprietà demaniale, agli stipendi. La scuola è la più economica tra tutti gli asili privati convenzionati del capoluogo piemontese e da diversi anni, con il calo delle vocazioni, ha assunto maestre laiche responsabili delle quattro classi e personale addetto alla mensa: vanto della scuola è infatti il cucinare tutti i giorni cibi freschi. |
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Lunedì 02 Novembre 2009 18:52 |
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Eleonora Melzi d'Eril, membro del Gruppo giovanile della Delegazione, ci racconta la sua esperienza in Abruzzo in occasione del terremoto.
Eccomi di ritorno a casa, alla mia “normalità”. Mi fa quasi strano dormire tra quattro mura e non in una tenda. Mi piacerebbe tornare presto lì, dove ho lasciato una parte di me, e vedere questa gente che si è ripresa la propria vita.
Le immagini delle profonde ferite lasciate dal sisma che scorrono durante i servizi dei telegiornali, l'orrore della morte, il dolore dei sopravvissuti, le macerie, le rovine e la voglia di ricominciare mi scorrono davanti agli occhi nei ricordi di aprile scorso.. Ci sono tanti modi per reagire di fronte a realtà come queste.
Per una settimana, dall'alba fino a sera, mi sono prodigata in mille e una mansione. Dalla pulizia delle tende, al servizio in cucina e mensa, e ai turni di controllo e sicurezza in carraia, compresa la notte. Credo che nulla avrebbe potuto darmi di più di quanto non abbia fatto la gratitudine della gente. Questa esperienza mi ha arricchito molto.
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O quam beatus, o Beata, quem viderint oculi tui |
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Martedì 15 Settembre 2009 15:31 |
 E’ questa l’iscrizione sul portale d’ingresso alla “Chiesa Vecchia” che dà il benvenuto al pellegrino che ne varca la soglia per recarsi a raccogliersi in preghiera davanti alla Madonna Nera del Santuario di Oropa, sopra i monti di Biella.
Qui infatti, a 1200 metri sul mare, sorge il più importante santuario mariano delle Alpi, punto focale per i viatores in transito da Est verso la Valle d’Aosta ed i suoi passi, secondo la tradizione sorto nel IV secolo ad opera di S. Eusebio (primo vescovo di Vercelli), che nei difficili periodi della persecuzione ariana vi portò e vi nascose la statua della Madonna Nera, originaria della Palestina.
Il Santuario ha raggiunto la monumentale dimensione odierne grazie a successivi interventi da parte dei più grandi architetti sabaudi (Arduzzi, Gallo, Beltramo, Juvarra, Guarini, Galletti, Bonora) che hanno contribuito via via a progettare e a realizzare l’odierno grandioso monumento tra la metà del XVII e del XVIII secolo.
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