Importante incontro nella Villa Magistrale con il Presidente della Commissione

Assistenza sanitaria e emergenze: l’Ordine di Malta
aumenta l’impegno comune con l’Unione Europea


Progetti umanitari congiunti, tutela dei Luoghi Santi e dialogo inter-religioso. Sono alcuni dei settori concordati tra Josè Manuel Barroso e Frà Matthew Festing per la collaborazione melitense con Bruxelles. L’importanza dei “comuni valori”.



L’Ordine di Malta e la sua antica organizzazione in Lingue sono «un precursore dell’Unione Europea». Così, in un’intervista, aveva sottolineato a suo tempo il Gran Maestro Frà Andrew Bertie. Certamente non è solo per questo che le relazioni e gli ambiti di collaborazione dell’Ordine con le istituzioni comunitarie si sono così tanto intensificati negli ultimi anni. Ne sono riprova i contenuti dell’incontro che è avvenuto a Roma lo scorso 21 maggio tra il Presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso e il Gran Maestro dell’Ordine di Malta Fra’ Matthew Festing. Nella splendida cornice istituzionale della Villa Magistrale sul colle Aventino, il presidente Barroso ha parlato della crisi finanziaria e degli alti tassi di disoccupazione che stanno attanagliando l’Europa e della strategia della Commissione di «ridurre del 25 per cento il numero di quanti sono esposti alla povertà e all’esclusione sociale». E poi ha messo l’accento sugli impegni comuni con l’Ordine di Malta che - ha detto Barroso - con i suoi 900 anni di vita è «la prima istituzione umanitaria della storia».

È per questo che l’Ordine di Malta e l’Unione europea devono «opporsi con determinazione e soprattutto con i nostri valori» ai disvalori creati dalle

crisi economiche che «offrono un terreno fertile al populismo, al ripiegamento su se stessi e all’egoismo». «Contro la precarietà e l’ingiustizia - ha insistito Barroso - occorre più che mai mobilitarsi con gli ideali di giustizia e di solidarietà che animano il vostro Ordine». Durante l’incontro il Presidente Barroso è stato insignito del Collare al Merito melitense dal Gran Maestro Fra’ Matthew Festing, che ha motivato il riconoscimento «per il grande impegno e la profonda competenza con i quali dal 2004 svolge il delicato incarico di Presidente della Commissione Europea e per l’attenzione che ha riservato all’Ordine di Malta sostenendone le attività con profondo spirito umanitario». Durante i colloqui è stata ribadita la volontà di rafforzare la cooperazione sanitaria e umanitaria fra la Commissione europea e l’Ordine di Malta (progetti umanitari congiunti sono in corso in Congo, Thailandia, Cambogia e Myanmar) e di collaborare alla tutela dei Luoghi Santi e al dialogo interreligioso.

Il Gran Maestro ha ringraziato José Manuel Barroso per le «eccellenti relazioni» tra le due istituzioni. Queste hanno tratto nuova linfa dalla firma nel 2009 a Bruxelles dell’Accordo di cooperazione fra Commissione Europea e Ordine di Malta, in particolare nei settori dell’assistenza sanitaria e dei soccorsi nelle emergenze. Tra i progetti in corso, ha ricordato, c’è quello di collaborare per la libertà di accesso e la tutela dei siti religiosi nel mondo: «Comprendere la natura dei Luoghi Santi, della loro dimensione universale e delle loro caratteristiche - ha detto - è una pre-condizione per la salvaguardia del loro significato religioso e per evitare che vengano sfruttati per ragioni che poco hanno a che vedere con la religione e la tutela del patrimonio culturale». L’Ordine, ha auspicato, intende rafforzare la propria azione in Medio Oriente e in particolare in Libano, dove sono in gioco «la presenza dei cristiani ed il pluralismo culturale». E vuole contribuire alla stabilità del Mediterraneo e alla prevenzione dei conflitti. «Negli ultimi tre anni - ha concluso il Gran Maestro - il programma di Bruxelles Gioventù in Europa ha sponsorizzato il campo estivo che l’Ordine di Malta organizza annualmente per i giovani disabili. Nel 2009 si è svolto in Spagna, quest’anno in Galles, l’anno prossimo in Italia. Ci auguriamo che questa collaborazione continui: unisce il volontariato giovanile a una dimensione europea». L’incontro è stato seguito da una cena in onore del Presidente della Commissione Europea alla quale hanno partecipato numerosi ambasciatori accreditati presso l’Ordine di Malta, la Santa Sede e la Repubblica Italiana e personalità delle istituzioni italiane tra le quali il ministro per le Politiche europee Andrea Ronchi, e vaticane come il presidente del Pontificio consiglio per il Dialogo interreligioso, cardinale Jean Louis Tauran.




Noi non dimentichiamo i profughi

È uno di quei drammi umanitari dimenticati, quello che vivono i profughi da più di venti anni nei campi della Thailandia a pochi chilometri dal confine con il Myanmar (l’ex Birmania). Nove campi profughi definiti “Aree di rifugio temporaneo”: nome ironico, se si pensa che qualcuno non esce da qui ormai da quindici o venti anni. Uomini, donne e bambini - si stima 140mila - che vivono ai margini della società in condizioni disumane. La maggior parte sono di etnia Karen, la minoranza etnica più numerosa in Myanmar. Per lo Stato «non esistono». Dal 1993 il Corpo di Soccorso Internazionale dell’Ordine di Malta, il Malteser International, opera in due campi profughi al confine tra Thailandia e Myanmar, fornendo assistenza medica a 33mila rifugiati Karen e birmani. L’impegno prevede il rafforzamento della sanità di base e il controllo delle malattie trasmissibili. I progetti del Malteser International in Thailandia - per un valore di oltre un milione e mezzo di euro nel 2009 - sono finanziati all’85 per cento da ECHO, l’Ufficio della Commissione Europea per gli aiuti umanitari. Uno di quei drammi umanitari che né l’Ordine di Malta né l’Unione Europea hanno dimenticato.



I volontari dell’Ordine sono arrivati da 32 paesi

A Lourdes quest’anno eravamo più di 7.000:

il pellegrinaggio è stato un pieno di emozioni

Sotto una pioggia insistente, medici, infermieri, barellieri si sono presi cura di 1.400 malati.

La Messa internazionale è stata officiata dal pro patrono dell’Ordine, arcivescovo Paolo Sardi


Un successo. E un pieno di emozioni. Si sintetizza così il 52esimo Pellegrinaggio internazionale dell’Ordine di Malta a Lourdes, svoltosi dal 30 aprile al 4 maggio. Non è una novità, certo. Ma ogni volta è come se fosse la prima. E, ogni volta, sembra più coinvolgente della precedente. Sono stati oltre seimila da 32 paesi del mondo i membri e i volontari dell’Ordine che si sono presi cura di 1.400 malati, per un totale di 7.000 pellegrini. Dalla Lombardia sono partiti in 333, di cui 97 Signori Malati, assistiti da 10 medici, un farmacista, sei infermieri, 106 Sorelle e 91 barellieri. Sono cifre in crescita che rincuorano e spingono a sempre meglio operare. Guidati dal Gran Maestro dell’Ordine Fra’ Matthew Festing e dai membri del Sovrano Consiglio hanno partecipato, tra gli altri, il presidente emerito della Repubblica di Malta Guido de Marco e il presidente emerito del Pontificio consiglio Giustizia e Pace, cardinale Renato Raffaele Martino. Il pellegrinaggio, caratterizzato quest’anno da una pioggia insistente e da temperature insolitamente rigide che però non hanno smorzato l’entusiasmo e lo spirito religioso e umanitario dei partecipanti ma, come potete leggere nella pagina a destra, hanno creato dei problemi sulla via del rientro peraltro brillantemente risolti - ha avuto il suo momento clou con la Messa internazionale di apertura officiata dal pro-patrono dell’Ordine, l’arcivescovo Paolo Sardi. Nel corso delle intense giornate si sono svolti i consueti momenti di preghiera, di assistenza ai malati e di visite ai luoghi nei quali sono avvenute le apparizioni della Vergine a Santa Bernardette. Particolarmente apprezzati sono stati gli incontri del Gran Maestro con i malati e la consegna delle medaglie di partecipazione e con i volontari che hanno preso parte per la prima volta al pellegrinaggio. Toccante è stata, poi, la partecipazione di Fra’ Matthew alla festa pomeridiana con un nutrito gruppo di bambini con il quale il GranMaestro si è intrattenuto giocosamente. Complessivamente l’organizzazione è stata ottima. A cominciare da quella del servizio trasporti: i barellieri, presenti ogni mattina dalle 7 e in servizio per tutta la giornata, sono stati coordinati con la consueta efficace fermezza da Gianantioco Chiavari, riuscendo a supplire ad alcune assenze ingiustificate dell’ultimo momento che hanno rappresentato l’unico “neo” di un Pellegrinaggio davvero straordinario.



No, quello non è davvero il nostro film

Abbiamo già scritto a lungo in merito al film Lourdes, proiettato nel corso di una serata da tutto esaurito in Delegazione. Riteniamo però utile tornare sulla questione con questo intervento. di Anne-Sophie Torelli* Non ho ben capito le intenzioni della regista austriaca Jessica Hausner: il suo Lourdes è indubbiamente un film provocatorio. Ma cosa voleva provocare? Ho chiesto il parere di due persone presenti alla serata che non sono mai andate a Lourdes. Una ha risposto che il film le ha dato il desiderio di andare sul posto. L’altra, invece, ha avuto una reazione totalmente negativa. Si tratta quindi di un’opera controversa. Il film vuole essere realistico, ma non mi sembra che lo sia. Per esempio, e so di che cosa parlo, alle Piscine nessuno dice in tono perentorio: «Avanti un’altra!». E nessuna ammalata viene mai “innaffiata” da aiutanti che le versano l’acqua fredda sulla testa e le spalle senza alcuna delicatezza. In seguito, vediamo una tenda bianca che riempie tutto lo schermo: è un incubo! Non penso possa venire a nessuno il desiderio di attraversare questa tenda per andare a bagnarsi. Per fortuna la realtà è diversa! Un’altra scena irrealistica è quella della presentazione dell’ammalata che si sente guarita al Bureau Médical, dove vengono studiati questi casi. Nel film, il Bureau Médical sembra uno squallido ufficio postale di provincia e la figura del presidente è una parodia del dottor Patrick Theillier, che è stato in carica fino all’anno scorso: egli viene qui rappresentato come un medico inetto; è possibile pensare che proprio lui, che ha avuto una così grande responsabilità a Lourdes, abbia bisogno di farsi spiegare da un giovane medico l’evoluzione della sclerosi multipla e le sue varie fasi? Ora, sia le Piscine che il Bureau Médical sono aperti a tutti: non sarebbe stato difficile per la regista documentarsi. Per quanto riguarda i volontari in genere e in particolare quelli dell’Ordine di Malta, posso dire che nella mia lunga esperienza di pellegrinaggi con quattro diverse associazioni non ho mai visto trattar male i malati. Anzi: ho sempre sentito dire da loro che i volontari dell’Ordine li accudiscono ancor più amorevolmente degli altri. Improbabile è anche la figura della capo-albergo, che alla sera impone alla giovane sorella di pregare accanto al letto dell’ammalata, con la precisione meccanica di un metronomo. Quando questa responsabile si sente male e cade, capiamo che è gravemente ammalata e che forse la sua durezza è dovuta in parte a un grosso sforzo di autocontrollo -e in quel momento ci intenerisce. È però molto strano che le abbiano dato un incarico di responsabilità in quelle condizioni. Dal punto di vista religioso, poi, mi è difficile capire la posizione della regista. Quando l’ammalata che pensa di essere guarita cade, non sappiamo se inciampa per stanchezza dopo anni di immobilità. L’aspetto che più mi colpisce in questo film, però, è l’atmosfera volutamente lugubre, austera e pesante; manca totalmente la dimensione della gioia e l’espressione di serenità che a Lourdes leggiamo negli occhi di tutti: malati, handicappati e sani. Espressione che ritroviamo anche al momento della partenza: malgrado l’inevitabile tristezza perché il pellegrinaggio sta per finire, lo sguardo è cambiato, ora è pieno di luce. La complessità di questo film e i suoi aspetti contraddittori mi hanno fatto riflettere e ho cercato di trarne alcuni spunti. Innanzitutto ho trovato bella l’idea di una sentita, breve preghiera (non meccanica!) accanto ad ogni malato la sera, prima di dargli la buonanotte. Altre scene mi hanno fatto ricordare che il malato ha spesso difficoltà nel movimento, ma ha molto tempo per osservare. Dobbiamo quindi stare molto attenti ai nostri gesti e ai nostri atteggiamenti. Ci sono poi i temi della vanità e della prepotenza. Al momento della fotografia di gruppo, la giovane volontaria sposta con durezza la deliziosa anziana signora che dall’inizio del pellegrinaggio si prende cura dell’ammalata, per sostituirla dietro alla carrozzina. Infine verso la fine del film, un prete dice: «Noi non siamo mai soli». Però un ammalato risponde: «Noi sì». Credo che se ricorderemo questa risposta e la terremo impressa nel cuore, il nostro pellegrinaggio prenderà più luce e profondità. *Dama di Onore e Devozione





Cronaca di un ritorno av venturoso risoltosi bene

Quei bambini bloccati dalla frana andavano portati di corsa a Roma

Il maltempo aveva bloccato le linee ferroviarie. Ma i piccoli ammalati, di ritorno da Lourdes, non potevano rinviare le terapie. Così è scattata l’emergenza. E i nostri volontari, con l’aiuto dei carabinieri, ce l’hanno fatta




di Tana Ruffo di Calabria

Felici di essere tornati da Lourdes stravolti, stanchi ma soddisfatti. Ero pronta ad andare a dormire quando ricevo una telefonata da Cristina Spalletti: «Tana, aiuto! Siamo ancora a Lourdes perché i binari della ferrovia sono stati bloccati da una frana e a tempo indeterminato. Abbiamo 10 bambini del Bambin Gesù che entro domani sera dovrebbero essere a Roma per le terapie». Così parte l’organizzazione. I bambini con i loro accompagnatori e una dottoressa riescono, grazie al Console, a essere messi su un aereo che da Lourdes li porta a Bergamo Orio al Serio. L’atterraggio è previsto per le 11,30. Chiamo subito l’agenzia viaggi e chiedo del prossimo aereo per Roma. Purtroppo è solo alle 19. Allora proviamo da Linate: il primo possibile per non rischiare è verso le 17 e 25 posti sono quasi impossibili da trovare. Proviamo la Freccia Rossa alle 14: c’è quella che ci mette due ore e 59, l’agenzia di viaggio - molto collaborativa - riesce a prendere tutti i posti! Chiamo Gianfranco Tosi e gli chiedo di bloccare i due pulmini dello Smom. Poi chiamo Ugone Spinelli Barrile che, come al solito molto disponibile, accetta subito di guidarne uno. Immediatamente dopo allerto Mario Abate che, altrettanto collaborativo, guiderà l’altro pulmino. Io invece prenderò quello di mio marito Augusto, dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio. Durante Il viaggio verso Bergamo penso che se l’aereo atterra alle 11.30, con il ritiro dei bagagli e tutto, saranno le 12 e un quarto. E poi caricare i bambini sui pulmini, le valigie, le carrozzine… Non c’e’ la faremo mai! Chiamo Augusto e gli chiedo se riesce ad organizzare un aiuto dai carabinieri. Dopo poco lui richiama e conferma che avremo ad aspettarci al casello di entrata a Milano una gazzella che ci scorterà fino alla stazione. L’aereo arriva molto in ritardo e i nostri piccoli amici escono per ultimi. Quando li vedo mi spavento con tutti quei bagagli, le carrozzine da chiudere e i bambini che sapevo dovevano essere a Roma quello stesso pomeriggio! Capisco che non ce la faremo mai a portare tutti velocemente al treno e così chiamo Marco Boetti e gli chiedo di organizzarmi una piccola squadra Cisom ad aspettarci alla Stazione Centrale. È già l’una e venti quando arriviamo al casello di Milano. Qui inizia la corsa, la gazzella dei carabinieri che troviamo al casello mette le sirene e con le palette fuori si parte a grande velocità verso la Stazione Centrale. Quando arriviamo sono già le 13,50. Ma Alberto Solaro del Borgo ci aspetta con un altro ragazzo del Cisom: ci dirigono verso gli ascensori, già prenotati per portare i bambini con le loro carrozzine. Mario Abate,Ugone Spinelli e i carabinieri corrono con le valigie. Arrivano Marzia di Carpegna, Valentina Pedroni, Lodovico di Carpegna per darci anche loro una mano. Il capotreno un po’ seccato viene verso di noi ma quando vede i bambini cambia totalmente atteggiamento. Il treno parte con solo 10 minuti di ritardo e tutti a bordo. «Ce l’abbiamo fatta!» * Responsabile Pellegrinaggi Delegazione SMOM di Lombardia



Durante una cerimonia al Castello Vi sconti di San Vito a Somma Lombardo

Sono 14 i nuovi Cavalieri e le Dame accolti nella Delegazione SMOM di Lombardia «Entrare nell’Ordine è una “professione” non un accesso a gradi o decorazioni» La messa officiata dal nuovo Cappellano Capo, monsignorAlberto Maria Careggio. Consegnate anche 13 decorazioni al Merito Melitense. La benedizione del mezzo di soccorso donato da due Signori Ammalati

di Ginevra Del Pero

Nel Castello Visconti di San Vito, a Somma Lombardo, si è svolta il 17 aprile la cerimonia delle investiture dei nuovi Cavalieri e della nuove Dame dell’Ordine. Erano presenti il cappellano capo del Gran Priorato di Lombardia e Venezia, vescovo Alberto Maria Careggio, che ha celebrato la Santa Messa e pronunciato una vibrante omelia e, in rappresentanza del Gran Maestro, il Procuratore del Gran Priorato, barone Silvio Goffredo Martelli. Sono stati accolti: il nobile Pietro Peroni (Onore e devozione), monsignor Giulio Sembeni (Cappellano Magistrale), il professor Corrado Paganelli (Donato di Devozione), l’avvocato Marino Colosso (Donato di Devozione), il dottor Mario Carotenuto (Donato di Devozione), la contessa Anne Sophie Torelli (Onore e Devozione), il nobile Giuseppe Rumi (Grazia e Devozione), la nobile Giulia Rumi (Grazia e Devozione), il dottor Daniele Salerno (Grazia Magistrale), l’avvocato Mario Abate (Grazia Magistrale), la signora Caterina Curtò (Grazia Magistrale), il signor Riccardo Combe (Donato di Devozione), il sottotenente Matteo Guidotti (Donato di Devozione), il dottor Fabio Maestri (Donato di Devozione). Sono state anche consegnate decorazioni al Merito Melitense a: Guido Sereno (promosso Commendatore al Merito Melitense), Germana Polli, Enrico Vignati, Donata Lampugnani, Maria Grazia De Paoli, Marco Gioncada, Enzo Castellari, Marco Raviolo, Gian Vittorio Fanzio, Enrico Mosconi, Giorgio Castellini, Franco Brigini e Luciano Ferrarese. Al termine vi è stata la benedizione del nuovo mezzo donato alla Delegazione di Lombardia da due Signori Ammalati, Guido Savazzi e Vera Manni, in ricordo della defunta Dorina Braga molto cara a tutti i membri della Delegazione e presenza costante fino alla sua morte nei vari pellegrinaggi dell’Ordine.



«Entrare nell’Ordine è una “professione” non un accesso

a gradi o decorazioni»

La messa officiata dal nuovo Cappellano Capo, monsignor Alberto Maria Careggio. Consegnate anche 13 decorazioni al Merito Melitense. La benedizione del mezzo di soccorso donato da due Signori Ammalati È una promessa di fedeltà davanti a Dio, che impegna uomini e donne che la fanno a vivere secondo il Vangelo

di mons. Alberto Maria Careggio*

Pubblichiamo con molto piacere una sintesi dell’omelia di mons. Alberto Maria Careggio in occasione delle investiture Il rito, che tra poco si svolgerà, ha il valore di una promessa di fedeltà fatta davanti a Dio e che coinvolge la vita intera del Cavaliere e della Dama. Siete al centro di una vicenda nella quale la libertà e l’obbedienza, l’umiltà e l’esaltazione, l’amore e il servizio, la fedeltà a Dio e la solidarietà umana sono tenute strettamente unite dalla speciale forza divina che scende su di voi attraverso la benedizione della Chiesa. Quindi, il cammino nel Sovrano Ordine Militare di Malta non è mai un semplice accesso a dei “gradi”, o il godere della facoltà di ostentare importanti decorazioni. No, tanto l’ingresso quanto il cammino nell’Ordine rivestono sempre la responsabilità di una consegna che è avvalorata dall’impegno di vivere il Vangelo secondo lo spirito delle Beatitudini. Dire “professione” equivale, quindi, a dire “conversione”. Michea, il profeta del giudizio sulla infedeltà del popolo e della speranza per i giusti, apre sulla nostra risposta alla domanda fondamentale:

«Con che cosa mi presenterò al Signore, mi prostrerò al Dio altissimo?». Dio chiede al suo popolo e, quindi a noi, tre cose buone: praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con Dio (cfr. Mi 6,6- 8). La “giustizia”, richiamata da questo testo, va ben oltre al semplice impegno sociale che un’etica laica considerava il traguardo per un galantuomo. La giustizia evangelica proviene dall’assumere, come criterio di giudizio e di attività, il pensiero di Dio e, nella fattispecie, quello delle Beatitudini del Regno proclamate da Gesù Cristo (…). Terzo ed ultimo richiamo del Profeta è quello di «camminare umilmente con Dio». Sintetizza tutta l’ampiezza di questo atteggiamento quanto ha detto Benedetto XVI: «Una vita senza Dio non funziona perché priva di luce… non diventa più libera e più larga. … Solo quando la nostra vita sarà riuscita a salire al cuore di Dio avrà trovato quel “largo” per il quale noi siamo stati creati» (…). * Cappellano Capo del Gran Priorato di Lombardia e Venezia




Con le Suore della Riparazione

I nostri volontari al lavoro a Varese

Attivo ormai da quattro anni, il gruppo conta per ora 25 persone. Impegnate nella mensa dei poveri

di Fabio Gigante*

Il Gruppo di Varese della Delegazione Gran Priorale di Lombardia è attualmente costituito da venticinque persone, di cui una dozzina sono membri dell’Ordine. L’assistenza spirituale, da circa due anni, è garantita da Don Marco Galanti. La città di Varese non è una diocesi autonoma e rientra nella diocesi di Milano. Purtuttavia vi risiede stabilmente a Varese un Vicario episcopale: attualmente è S.E. Mons. Luigi Stucchi, che spesso partecipa alle iniziative del Gruppo di Varese. Il Gruppo, attivo da circa quattro anni, si è costituito grazie all’attuale responsabile Guido Ferraro di Silvi e Castiglione, trasferitosi per lavoro nel Varesotto. L’idea, subito sostenuta da alcuni confratelli del territorio prealpino e approvata dal Delegato, è stata di dedicarsi ad un’attività di volontariato di chiaro spirito melitense. L’attività individuata è stata quella di collaborare con le Suore della Riparazione, impegnate quotidianamente nella distribuzione del pasto serale a oltre centoventi bisognosi. Questi sono per lo più extracomunitari senza fissa dimora ai quali, tuttavia, si stanno aggiungendo diversi cittadini varesini in evidente condizione di disagio economico. Per ora il Gruppo copre, con almeno quattro persone per sera - alcune delle quali fisse, altre che si alternano tra loro - i servizi relativi alle giornate di martedì e di mercoledì. Ma dal prossimo settembre è prevista la copertura anche del servizio del giovedì. Tale servizio consiste nell’assicurare una corretta e serena affluenza dei bisognosi nella casa delle Suore. Le persone che presentano degli evidenti stati di disagio sociale, cioè che possono rivelarsi pericolose o si sono rivelate tali proprio durante il servizio, sono servite all’esterno della casa. Pertanto, risulta di primaria importanza, oltre che la forma di servizio di per sé, l’impegno dei volontari nel tentare di costruire una forma di rapporto con gli ospiti, mirata a conquistare la loro fiducia. Tuttavia, anche se decisamente centrale, quella del servizio alla mensa dei bisognosi è solo una delle quattro attività stabili, di carattere melitense, che coinvolgono i membri dell’Ordine e i volontari varesini. Molti partecipano ai Pellegrinaggi, sia a quello nazionale di Loreto sia a quello internazionale di Lourdes, così come un discreto numero è membro attivo nel Corpo Militare del SMOM. Infine, con l’arrivo di Don Marco Galanti, il Gruppo varesino ha intrapreso un’attività di formazione spirituale. * Donato di Devozione



È il Maggiore Angelo Maria Calati

Nuovo comandante al Primo Reparto

Il Maggiore del Corpo Militare Dott. Angelo Maria Calati ha preso, dal 1 giugno, il comando del Primo Reparto, che riunisce i Militi dell’Italia Settentrionale, con Sede a Milano. Il Comandante Mario Terrasi, promosso Brigadier Generale dell’E.I. Ruolo d’Onore, saluta il Magg.Calati (con lui nella foto), che negli anni di servizio prestati come Ufficiale Medico del Corpo, si è distinto in missioni all’Estero con i reparti militari dell’Esercito Italiano meritando un Encomio in Kossovo. La delegazione di Lombardia e la Redazione del L’Orma rivolgono un grato apprezzamento al Generale Terrasi e un saluto bene augurante al nuovo Comandante.



Sorgerà su 18mila metri quadrati a Tantour in un’antica proprietà dell’Ordine lungo la Hebron Road in un punto strategico dal punto di vista religioso, politico e militare

Una moderna casa per anziani sorgerà a pochi chilometri da Gerusalemme:

anche così l’Ordine di Malta intende proseguire il suo secolare impegno in Terra Santa

Il vastissimo terreno venne donato ai Cavalieri di San Giovanni quasi mille anni fa. Ha sempre ospitato centri di assistenza e cura dei malati e dei bisognosi. Ma ha attraversato numerose vicissitudini. Ora il Progetto Philermos della nostra Associazione elvetica prevede due fasi: un primo ampliamento e messa in opera della struttura già esistente a cui seguirà la costruzione di un secondo edificio. Verranno assunti medici, infermieri, personale specializzato. Ma serve l’aiuto di tutti

di Mario Abate*

All’epoca delle Crociate nel lontano 1110 la collina di Tantour - attualmente in Israele sulla Hebron Road a tre chilometri a sud di Gerusalemme, a uno a nord di Betlemme (poco distante dal check point) e a 200 metri dalla Tomba di Rachele - fu donata da Re Balduino, fratello di Goffredo di Buglione, ai Cavalieri di San Giovanni. Quando l’Ordine dovette abbandonare la Palestina, perse tutti i suoi possedimenti, comprese le terre di Tantour. Soltanto dopo sette secoli furono riacquistate per l’Ordine grazie al Cavaliere Caboga-Cerva, conte dalmatino al servizio della monarchia Austro-Ungarica, quale Console Generale a Gerusalemme. In quell’epoca anche l’Imperatore d’Austria, Francesco Giuseppe I si interessò a Tantour: oltre a dare un sostanziale contributo in denaro fece intervenire il suo Ministro degli Esteri presso il Sultano, affinché fosse assicurata la proprietà al Gran Priorato Austriaco, fino ad allora intestata al conte Caboga Cerva. Da allora, fra il 1876 e il 1939, il Sovrano Ordine di Malta tramite il Priorato Austriaco ha gestito su questa proprietà un ospedale dapprima sotto la supervisione di Fra’ Caboga-Cerva e, dopo la sua morte, dai Fatebenefratelli, in modo tale da proseguire la missione di carità e di assistenza ai poveri e ai malati dello SMOM in Terra Santa. Il mandato britannico. Già con il mandato britannico sulla Palestina, l’ospedale subì un lento ma inesorabile degrado. Nel 1939 a Tantour arrivano i Salesiani, in seguito a una convenzione di 29 anni: aprono un Noviziato e costruiscono un’azienda agricola. Ma, l’anno dopo, con l’entrata dell’Italia in guerra i Salesiani vengono espulsi. L’ospedale viene infine abbandonato e occupato dai militari inglesi. Sull’uso della proprietà durante l’occupazione britanica vi sono varie tesi. Il Balì di Gius Patronato Rodolfo Prokoposwski, scrive in Tantour, Possesso dell’Ordine in Terra Santa, Pellegrinaggio SMOM in Terra Santa, 1964, p. 113: «Gli inglesi la usarono come campo di concentramento per personaggi altolocati. Mentre La Fondazione Pro Tantour, nella pubblicazione La colline de Tantour, Une presence de l’Ordre de Malte en Terre Sainte di Charles Antoine Chamay, (Ginevra 2004), si limita a indicare che la proprietà venne usata come «Campo d’internamento per sacerdoti e suore tedesche e italiane». Nel 1942 viene internato a Tantour il Re Pietro II di Jugoslavia. Terminato il conflitto, nel 1949 i Salesiani tornano a Tantour. Solo alcuni anni dopo, il 31 gennaio 1957, il terreno e le sue costruzioni vengono restituite all’Ordine di Malta. Il territorio, intanto, era stato annesso alla Giordania. Nel corso degli anni si susseguono varie visite di delegazioni melitensi, allo scopo di studiare un piano per la valorizzazione e l’utilizzo del sito per gli scopi umanitari dell’Ordine. Nel 1964 l’Associazione elvetica decide di creare una fondazione per valorizzare la tenuta di Tantour. La svolta avvenne dopo il viaggio di Sua Santità Paolo VI nello stesso anno 1964: il terreno di circa 200mila metri quadrati venne ceduto dal Priorato Austriaco alla Santa Sede. Al Sovrano Ordine rimasero circa 18mila metri quadri. Ed è proprio in questo frangente che nacque la Fondazione Svizzera “Pro Tantour” con sede a Ginevra la cui missione è di dare appoggio e supporto alle attività dell’Ordine in Terra Santa. Essa ha come unico scopo la gestione, la promozione e lo sviluppo delle attività dell’Ordine sul terreno di Tantour. Nel 1970, l’ospedale sul terreno della Santa Sede, che giaceva in condizioni rovinose, fu demolito e al suo posto fu eretta per volontà del Santo Padre una nuova costruzione denominata Istituto Ecumenico di Tantour. Parallelamente il Sovrano Ordine progettava sulla parte rimasta, chiamata “piccolo Tantour”, la costruzione di una scuola di infermieristica a servizio dell’università di Betlemme. Data la situazione politica in Israele, il governo israeliano non concesse però i necessari permessi e l’Ordine optò per una casa di preghiera, che attualmente ospita una Comunità delle Beatitudini.

La proprietà, oggi. Sugli attuali 18mila metri quadrati 7.200 sono edificabili, mentre i restanti 11.795 sono stati qualificati come Zona Verde Pubblica. La vista dalla proprietà è impressionante: centinaia di ettari di oliveti e terre incolte divise dal muro che separa Gerusalemme (Israele) da Betlemme (Autorità Palestinese). È quindi evidente che si tratta di una proprietà sita in un punto strategico che suscita interesse sia dal punto religioso che politico. La proprietà sorge sulla Hebron Road nella parte sud della collina di Tantour, nel quartiere Bet Safafa nel territorio detto oggi Gerusalemme-Est. Qui la stragrande maggioranza della popolazione è araba musulmana e in minoranza cristiana. Attorno sorgono i due giganteschi insediamenti ebraici di Gilo e Har Homa, che incombono e che si espandono molto velocemente. In questo quartiere di Bet Safafa si sta sviluppando una piccola presenza cattolica con quasi 100 famiglie. Qui, non dimentichiamolo, c’è pure la Tomba diRachele, luogo sacro agli ebrei. Progetti di edilizia per cristiani sono molto incoraggiati dal Patriarcato Latino e dalla Custodia di Terra Santa. La presenza della comunità cattolica di Tantour nel cuore della popolazione araba musulmana costituisce per l’Ordine di Malta una sfida a promuovere e difendere il carisma millenario dell’Ordine in una terra martoriata, dalla quale i cristiani emigrano, lasciando troppo spesso anziani e malati abbandonati. Il municipio di Gerusalemme per parte sua, non è ancora riuscito a provvedere a tutti i necessari servizi di infrastruttura, quali ambulatori, case di riposo e assistenza sociale in generale.

Il Progetto Philermos. La Fondazione Pro Tantour ha come scopo principale quello di portare a termine il Progetto Philermos per una “Casa di riposo per anziani”. Il progetto attuale è diviso in due fasi: la prima prevede l’ampliamento di circa 300 metri quadri della casa attuale, portando il totale a circa 1.200 metri quadri e la trasformazione dell’attuale struttura in casa di riposo per ospitare anziani. Sono quindi previsti camere da letto, un’amministrazione e segreteria, palestra per la fisioterapia, sala da pranzo e locali lavanderia e servizi. Nella casa vivrà anche una piccola comunità di suore Vincenziane della Carità a servizio degli ospiti. La seconda fase dell’operazione prevede, dopo aver ottenuto la modifica del piano regolatore, la costruzione di un secondo edificio antistante l’attuale per ospitare in totale 90 anziani. Ci sarà, inoltree, un centro di recupero geriatrico aperto anche agli esterni per cure in day hospital. Si prevede l’assunzione di 50 dipendenti specializzati, fra medici, infermieri e fisioterapisti. Infine, in virtù della vicinanza con Betlemme e il check point israeliano, sarà previsto anche un punto di accoglienza e ristorazione per pellegrini. Durante un recente viaggio a Tantour quest’anno guidato dal Segretario della Fondazione, Sebastiano Brenni, Cav. Di Gr. Mag. e da Bianca Maria Wicki, Dama di Gr. Mag. dell’ Associazione Elvetica accompagnati dall’autore di queste righe, sono stati esaminati i piani di costruzione e vi sono stati numerosi incontri con autorità e consulenti locali per la definizione della prima fase dell’Operazione Philermos. Sempre in occasione di questo viaggio, la delegazione della Fondazione ha appreso della volontà della Santa Sede, comunicata dal Nunzio Apostolico S.E. Antonio Franco e dal Custode di Terra Santa, Mons. Pierbattista Pizzaballa, di veder realizzata la costruzione di una chiesa parrocchiale, la prima chiesa cattolica nel quartiere di Bet Safafa/Tantour. Il Cav. Brenni, segretario della Fondazione, si è fatto promotore di questa richiesta presso il Sovrano Ordine, che ha dato il proprio assenso. Piano regolatore permettendo, nei prossimi anni questa nuova chiesa vedrà quindi la luce nell’ambito del nuovo centro per anziani dell’Ordine. Verrà quindi promossa una campagna di raccolta fondi per la costruzione della casa di riposo che si prevede venga iniziata nel corso del 2011. Il finanziamento e la costruzione della Seconda Fase nonché della chiesa parrocchiale, sono previsti nel corso del 2013-14. Alla Fondazione vanno tutti i nostri migliori auguri per la riuscita della loro bella impresa. *Avvocato, Cavaliere di Grazia Magistrale. Delegazione SMOM di Milano



Sorgeva lungo la Romea, oggi via Emilia P avese, tra Piacenza e Fiorenzuola d’Adda

Sant’Egidio: commenda in terra emiliana che fu soggetta al

Priorato di Lombardia

Divisa in due proprietà agricole, occupava complessivamente una superficie superiore ai 300 ettari. Ereditata

in buona parte nel 1312 dai Templari, per volere di Papa Clemente V, venne confiscata da Napoleone nel 1806

di Paolo C. M. Schenoni Visconti

Una commenda in territorio emiliano è stata in passato, unica fra tutte, soggetta al Priorato di Lombardia. La commenda di Sant’Egidio di Piacenza basava i suoi redditi fondamentalmente sui canoni di affitto percepiti dalle locazioni di due possessioni: quella del Tempio e quella della Misericordia, entrambe collocate sia a nord sia a sud della Via Romea, oggi Via Emilia Pavese, in direzione Castel San Giovanni a occidente della città. La prima si trovava a cinque miglia da Piacenza, fra il corso dei torrenti Trebbia e Tidone, la seconda invece era a un miglio dalla città e fra questa e il Trebbia. La possessione del Tempio aveva una superficie pari a 230 ettari circa, quella della Misericordia di circa 73 ettari. In un documento del 1626, che consiste nei “Ricordi della Comm.da di S.to Egidio di Piacenza del S.r Comm.re [Ainolfo de’] Bardi [dei conti]di Vernio”, oltre alle possessioni, vengono citati trentacinque livellari a Fiorenzuola e quarantasette livellari a Piacenza. Se si tiene presente che il livello era un contratto medioevale con cui il proprietario, viste le sue condizioni, concedeva ad altri, in perpetuo o a tempo, una terra a basso canone con il patto di migliorarla, si deduce che le proprietà della Commenda, si dovevano essere ridotte rispetto ai secoli precedenti. Certamente, stante anche lo stesso nome della possessione più estesa, sia a Piacenza che a Fiorenzuola d’Arda, i giovanniti avevano ereditato i beni dell’Ordine del Tempio a seguito della soppressione dello stesso decretata da S. S. Clemente V con la nota bolla “Vox in excelso” del 22 marzo 1312 e con la seguente “Ad providam” del 2 maggio 1312. Infatti con quest’ultimo atto lo stesso pontefice aveva stabilito che tutti i beni del soppresso Ordine, in Italia, dovessero essere trasferiti ai cavalieri di San Giovanni. L’intitolazione della stessa Commenda alla Misericordia doveva invece provenire dal fatto che, come riferisce il Campi (P.M. Camp i, Dell’Historia ecclesiastica di Piacenza, 3 voll., Piacenza, 1651-1662, I, p. 363), nell’anno 1090, “… il popolo e Città nostra … edificarono due Hospitali fuori della città, uno verso l’Oriente non troppo discosto da San Lazaro, in honore di Santo Spirito, e l’altro verso Ponente, il quale intitolarono alla Misericordia, non lungi da porta di Strà levata”. Sempre lo stesso autore riferisce poi che, nel 1280, fu restituita ai Templari la chiesa di S. Egidio, fuori, ma vicino alle mura della città, insieme con l’Ospedale annesso detto della Misericordia. È quindi quasi sicuro che entrambe le possessioni citate provenissero dall’eredità templare. L’esistenza di beni originali giovanniti nel territorio piacentino sarebbe invece provata da un lascito, del 1195, sia all’ospedale di “S. Iohannis de Ultramare” (dizione tipicamente giovannita) che allo “hospitalis Pontis Nurie” che, nel 1235, era sottoposto alla giurisidizione di Guglielmo da Voltabio, priore dell’Ospedale gerosolimitano di S. Giovanni di Venezia. L’ospedale di Ponte Nure non sarebbe poi stato lontano dalla Domus del Montale che, nel Trecento, sarebbe stata soggetta alla Misericordia di Piacenza. I beni del Montale, in epoca moderna non erano comunque più nella disponibilità della Commenda piacentina. Di provenienza templare dovevano essere anche i beni di Fiorenzuola d’Arda. Va ricordato che se quella era l’origine di gran parte delle proprietà della Commenda di Sant’Egidio, esse furono tenute dai giovanniti per cinquecento anni (fino al 1806), mentre i Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone le avevano possedute al massimo per duecento anni. Per evitare occupazioni e, particolarmente, usucapioni, l’Ordine di San Giovanni obbligava i commendatori a redigere periodicamente (ogni venticinque anni) un documento pubblico detto cabreo, un inventario dettagliato di tutto quanto appartenente alla Commenda, al Baliaggio o al Priorato. Sempre per esercitare controllo sull’operato del commendatore erano previste delle Visite Priorali da effettuarsi, ogni cinque anni, dal Priore o da suoi delegati. Molti di questi documenti sono andati perduti, ma alcuni sono rimasti, magari negli Archivi di Stato, sotto la collocazione Ordini religiosi soppressi oppure Patrimonio dello Stato, e ci consentono di ricostruire, almeno patrimonialmente, le vicende locali dell’Ordine giovannita. I “Ricordi” citati contengono il Cabreo della Commenda di Sant’Egidio di Piacenza del 1627 con copiosi cenni a quello del 1603. Arrivando quasi all’epoca contemporanea, si rileva che la visita priorale del 1740 fatta alla Commenda citata, riporta il fatto che, per prima, fu ispezionata la Cappella di Sant’Egidio, presente nella chiesa di San Giacomo Maggiore a Piacenza. Visitata la Cappella, i delegati si erano poi recati presso la casa dell’Ordine in Piacenza, che era situata lungo il Corso ovvero Stradone Farnese, quasi di fronte alla Chiesa di Sant’Agostino. I visitatori notavano poi che a Fiorenzuola c’erano molti fitti che si volevano supporre perpetui, ma che, secondo la Commenda erano temporanei. Le proprietà appena descritte, se pure ridotte rispetto a quelle originali, rimasero fino alla soppressione degli ordini religiosi e all’incameramento dei relativi beni nel patrimonio dello Stato operata dal regime napoleonico nel 1806. La chiesa di San Giacomo Maggiore fu poi distrutta. Stessa sorte toccata all’Oratorio di Santa Margherita a Fiorenzuola d’Arda (1858). Ma è anche vero che le Case del Tempio di Sotto ancora esistono e il fabbricato principale pare avere ancora il vecchio impianto.



Il mistero non risolto della fine del grand e artista che fece parte del nostro Ordine

Ma come è morto il milanese Caravaggio nella

solitudine di una spiaggia maremmana?

Puntualmente, nel quarto centenario della scomparsa di Michelangelo Merisi, ritornano le “voci”

su una vendetta dei Cavalieri di Malta nei confronti di un confratello inquieto. Ma la scienza smentisce

di Alessio Varisco *

In una lussureggiante e odorosa pineta del Golfo di Ansedonia, nei pressi del Tombolo della Feniglia, un cippo celebra la morte di un illustre milanese. La statua, semplicemente sbozzata nella pietra - posta dall’Associazione Proloco di Porto Ercole il 18 Luglio 2002 - mostra un barbuto uomo e la sua opera più inquietante, prodotto notevole della sintesi di una vita vissuta fra luci e ombre. Di Michelangelo Merisi noto come “il Caravaggio” si riteneva a torto che fosse nativo della bassa bergamasca. Dal 2007 sappiamo che era un milanese doc, nato il 29 settembre del 1571. Ciò è suffragato da una fortunata scoperta documentaria rinvenuta presso l’Archivio Storico dell’Arcidiocesi di Milano: l’atto di battesimo presso la chiesa di Santo Stefano in Brolo. Non è l’unica scoperta che, nel quarto centenario dalla sua scomparsa e con le mostre delle sue opere che registrano il tutto esaurito, riguardano questo straordinario artista. Un’equipe storicoscientifica presieduta da Silvano Vinceti con la partecipazione di quattro atenei italiani (Bologna, Lecce, Ravenna e Pisa) coordinati da un Comitato presieduto dal professor Giorgio Gruppioni, ordinario di Antropologia all’Università di Bologna, con la collaborazione del generale Luciano Garofalo, ex comandante del RIS di Parma, e dello storico d’arte Massimo Marini, ha concluso, dopo una serie di esami anche con il Carbonio 14, che i resti di ossa ritrovati in una vecchia cripta di Porto Ercole sono quasi certamente del pittore. Caravaggio visse in un periodo violento, segnato da molteplici scosse di assestamento. L’artista crebbe in un ambiente freneticamente palpitante, e qualcuno definì persino la sua arte come la rovina della buona pittura, il grande scandalo, la crudezza incisiva - persino bruta - detta “caravaggesca”. Ma a noi qui interessano i suoi rapporti con l’Ordine di Malta, per confutare la voce secondo cui sarebbe morto per mano degli stessi Cavalieri. A Malta Caravaggio si trasferì nel 1607, su invito di fra’ Alof de Wignacourt - Principe e Gran Maestro dell’Ordine di Malta - di cui eseguì il ritratto in due versioni: una in piedi con l’armatura, che si trova al Louvre di Parigi e la seconda in abito di Gran Maestro, assiso, conosciuta attraverso una copia. Una terza opera propone un gerosolimitano di tre quarti in abito da cavaliere, il ritratto di Marcantonio Martelli. Grazie al ritratto del Principe e alla grande tela del Battista, l’artista fu accolto nell’Ordine di Malta come Cavaliere magistrale. Poi, a seguito di una violenta lite con un Cavaliere di giustizia dell’Ordine, venne rinchiuso in carcere. Riuscì a evadere dal Castel Sant’Angelo attraverso una rocambolesca fuga, forse aiutato da fra’ Marcantonio. Lasciò così l’isola di Malta. In realtà fu lo stesso Gran Maestro che, per evitare altre discussioni con alcuni nobili cavalieri, facilitò il trasferimento e non l’evasione. Difatti non appena sbarcò in Sicilia, nell’ottobre del 1608, Caravaggio ottenne importanti commesse e si presentò quasi sempre come un cavaliere giovannita. Se fosse vero, come affermano taluni e come qualche studioso ha ripetuto da poco, che Caravaggio morì per un complotto ordito dai Cavalieri di Malta con l’avallo della Santa Sede perché in quest’isola, che dista pochi chilometri dall’arcipelago melitense, nessuno lo uccise? Perché nessuno lo spogliò degli abiti che aveva ricevuto all’Investitura? Due anni dopo morirà durante un’ennesima fuga, nonostante sapesse che il cardinale Gonzaga e diversi altri prelati - suo fratello e suo zio erano chierici ambrosiani attivi nell’attuazione della controriforma promossa dai cardinali Borromeo - si erano adoperati per consentirgli di beneficiare del perdono del Papa. Purtroppo, partita da Napoli, la feluca piegò verso i Presidi, per evitare Civitavecchia, e su quella Caravaggio contrasse il tifo. Sulla spiaggia di Port’Ercole morì di saturnismo il 18 luglio 1610. Fin qui la storia di Caravaggio. E' ora il sorgere di alcune note stonate riguardo i motivi della sua morte. A oggi ho contato ben dieci ipotesi, l’una più originale dell’altra compresa una vendetta dei Giovanniti. Ad infittire la scena degli ultimi giorni di Michelangelo Merisi un documento che recita: «A dì 18 luglio 1609 nel ospitale di S. Maria Ausiliatrice morse Michelangelo Merisi da Caravaggio dipintore per malattia». L’apparente laconica documentazione, oggi custodita nell’Archivio Storico della Diocesi di Pitigliano- Soana-Orbetello, infittisce il mistero sul pittore milanese. Giulio Carlo Argan dichiara, così come la gran parte degli storici dell’arte, che la morte del Caravaggio sarebbe avvenuta esattamente l’anno successivo e cioè nel 1610. Possiamo rispondere velocemente indicando che l’area toscana senese non aveva ancora introdotto il calendario gregoriano, secondo cui il primo settembre coincide con la natività della Vergine e con l’inizio dell’anno. * Storico dell’arte. Direttore di Antropologia Arte Sacra



In un libro di 128 pagine con 280 foto a colori

Le uniformi e le decorazioni dell’Ordine

Il volume, scritto da Luciano Valentini di Laviano, ha la prefazione del Gran Maestro Frà Matthew Festing


Mille anni di storia, di attività ospedaliere e umanitarie, di difesa della Fede, di iniziative religiose e spirituali, di diplomazia. Ma anche mille anni di uniformi, abiti da Chiesa per Dame e Cavalieri, divise “di lavoro” per medici, infermieri, barellieri e volontari. E pure molte decorazioni. L’Ordine di Malta ha una lunga tradizione. E questa si riflette anche nell’abbigliamento e nelle insegne con le quali, nel corso dei secoli, è stata portata la Croce Ottagona simbolo delle otto beatitudini. Ora Abiti, uniformi e decorazioni dell’Ordine di Malta, un libro di Luciano Valentini di Laviano, Cavaliere di Grazia Magistrale, mostra in dettaglio tutte le uniformi melitensi e le loro differenti insegne e decorazioni. Edito da Logart Press, il volume in carta patinata consta di 128 pagine ed è ricchissimo di foto: ben 280, tutte a colori, realizzate dalla fotografa Carla Morselli grazie alla disponibilità della ditta fornitrice Gardino di Roma. Il bel volume, in edizione bilingue (italiano e inglese) e con la prefazione del Principe e Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta, Frà Matthew Festing, costa € 40 euro. I membri della Delegazione SMOM di Lombardia e lettrici e lettori de L’Orma interessati ad acquisire l’opera possono rivolgersi alla Segreteria della Delegazione: via Visconti di Modrone 8/1, 20122 Milano, tel. 02795885 - 02780636, fax 0276005384, email: segreteria@ smomlombardia.it.



Un saggio di Mario Carotenuto , capo gruppo CISOM a Brescia

Chi ha sabotato Carlo I l’imperatore cattolico?

Il volume, scritto da Luciano Valentini di Laviano, ha la prefazione del Gran Maestro Frà Matthew Festing

Se la sua offerta di pace fosse stata accolta la storia d’Europa sarebbe stata diversa. Il ruolo della massoneria

Buona parte della storiografia ufficiale sostiene che l’Austria-Ungheria si dissolse a causa del cosiddetto problema delle nazionalità: sarebbero stati i suoi popoli a volere la fine dell’Impero, perché lo ritenevano una “prigione dei popoli”. Ora Carlo I e la pace sabotata (edizioni Fede e Cultura), un libro di Mario Carotenuto capo gruppo del CISOM di Brescia, svela un’altra verità. Lo smembramento dell’Impero in tante repubbliche sarebbe stato in realtà un progetto della massoneria francese che mirava a repubblicanizzare l’Europa intera e a distruggere lo Stato pontificio. Fu infatti la massoneria francese, successivamente sostenuta da quella italiana, che ordì per sabotare ogni tentativo di pace, soprattutto se proveniente da Carlo I d’Austria, imperatore e baluardo cattolico, e a volere lo smembramento dell’Impero. Alcuni lungimiranti politici, tra cui il primo ministro Lloyd George e il segretario di stato americano Lansing, cercarono invece di evitarlo. L’Impero austro-ungarico era ritenuto da questi ultimi l’unico contrappeso alla Germania e al militarismo prussiano, nonché la sola barriera che potesse contenere la penetrazione bolscevica in Europa. Se nella primavera del 1917 l’offerta di pace di Carlo I fosse stata accettata e l’impero danubiano non fosse stato smembrato la storia d’Europa sarebbe stata sicuramente un’altra. Il volume, con la prefazione di S.A.I.R. dell’ arciduchessa Catharina d’Austria, nipote dell’imperatore, costa € 12,00 è disponbile nelle librerie. Oppure lo si può ordinare alla Messaggero Distribuzione di Padova (www.messaggerodistribuzione.it) o alla casa editrice Fede & Cultura di Verona (www.fedecultura.com).



Accordo odontoiatrico al Pezzani di Voghera


Su incarico del Commissario ACISMOM, il Delegato di Lombardia del SMOM, Guglielmo Guidobono Cavalchini ha firmato il protocollo d’intesa per l’attività di assistenza e prestazioni di consulenza specialistica odontoiatrica con l’Azienda sanitaria provinciale casa di riposo Carlo Pezzani di Voghera (PV). Per questa istituzione la firma è stata apposta dal legale rappresentante Dott. Giuseppe Gorini. L’ambulatorio si aggiunge a quello già operante al Centro Pertusatti di Pavia, entrambi voluti e attivati dal capo Sezione di Pavia della Delegazione SMOM per la Lombardia, Nob. Dott. Cesare Krentzlin (odontoiatra).



Pellegrinaggio a S. Martino Siccomario


Domenica 11 aprile la Delegazione ha organizzato un pellegrinaggio al Santuario della Madonna delle Grazie di San Martino Siccomario (Pavia). La manifestazione, voluta e promossa dal nostro Confratello Vittorio Barella, Sindaco del luogo, ha avuto il patrocinio di Aomune Assessorati e Pro Loco. La Messa è stata celebrata alla presenza delle autorità civili e militari: il Prefetto FerdinandoBuffoni, il Questore Paolo Di Fonzo, il Comandante Provinciale dell’Arma dei Carabinieri Col. Maurizio Belletto e il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza Col. Domenico Grimaldi. Con un festoso applauso è stato accolto l’arrivo di S.E Monsignor Claudio Baggini, Vescovo di Vigevano.



Il tradizionale ricevimento al Giardino


Al Circolo Società del Giardino di Milano, si è svolto lo scorso 26 maggio il tradizionale ricevimento della Delegazione di Lombardia. Sono intervenuti numerosi membri della Delegazione e loro amici, personalità cittadine, e molti giovani che hanno rallegrato l’evento con danze e vivacità fino a tarda ora. La Direzione della Società del Giardino, rappresentata dal Presidente avv. Gaetano Galeone, ha accolto con cordiale signorilità gli Ospiti della Delegazione negli splendidi saloni del Circolo. Le Dame dell’Ordine coordinate da Donna Lorenza Fisogni, con la generosa collaborazione della Principessa Tana Ruffo di Calabria, dalla Marchesa Marzia di Carpegna, della Baronessa Antonia Guidobono Cavalchini, oltre ad aver curato l’organizzazione hanno adornato e infiorato la prestigiosa sede per la serata.



Alla Sacra Sindone con i Signori Ammalati

Un foltissimo gruppo della Delegazione di Lombardia del Sovrano Militare Ordine di Malta, guidato dal delegato Guglielmo Guidobono Cavalchini, è andato mercoledì 19 maggio in pellegrinaggio all’ostensione della Sacra Sindone a Torino. Accolti dal Delegato piemontese Alessandro Antonielli d’Oulx, i Signori Ammalati, assistiti da Dame, Cavalieri, barellieri hanno prima potuto visitare il complesso salesiano di Valdocco e successivamente hanno assistito alla Santa Messa presso la Basilica di Maria Ausiliatrice. Infine si sono recati in Duomo dove era esposta la Sindone. Al termine il Delegato Guidobono Cavalchini ha avuto un cordiale incontro con Mons. Giuseppe Ghiberti, Presidente della Commissione diocesana per il Sacro Telo.



La parola del Cappellano

La Festa di Maria è segno di speranza

di padre Mario Salvadeo*

La liturgia della festa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, il 15 agosto, è un invito a sollevare il nostro sguardo dalla mera realtà terrena oltre la nostra vita, oltre alla nostra povertà, oltre la sofferenza e la malattia, oltre la morte. Per volgerlo verso il cielo, là dove è la vera dimora di ogni cristiano, la mèta definitiva del pellegrinaggio terreno. Ciò che il Vangelo canta di Maria (la beatitudine, la salvezza, la gloria), il libro dell’Apocalisse lo canta della Chiesa, vista nella sua gloria celeste dove, in pienezza, potrà godere dei doni che già parzialmente assapora e pregusta nella sua attuale condizione terrena condizionata dal peccato, dalla sofferenza, dalla malattia e dalla morte: realtà che saranno assenti nel Cielo perché sconfitte dalla risurrezione del Cristo. Proprio Cristo, primo dei risorti, come primizia attende il popolo dei redenti nella gloria del Cielo: con lui, pienamente, Maria unita da sempre e per sempre al Figlio. Guardando a Cristo e a Maria il popolo di Dio cammina nella Fede e nella speranza di poter un giorno godere della stessa beatitudine, pregustando già in anticipo nella terra quella gloria di cui parteciperà pienamente nel Cielo. Maria Assunta in Cielo ci annuncia la gioia della Chiesa che cammina con fiducia tra le vicissitudini della vita e che risplende di gloria perché santificata del dono dello Spirito Santo. Una Chiesa in cammino e in pellegrinaggio; una Chiesa che si arricchisce e si carica delle attese dei credenti e delle loro speranze. Un Chiesa che è sicura della risurrezione e della gloria futura nel suo Signore. La festa dell’Assunzione è quindi festa per Maria e festa per la Chiesa: una festa di gioia, di speranza e di attesa fiduciosa. Una festa che diventa per tutti i credenti l’invito a camminare con costanza sulla via del Vangelo tracciata da Cristo, spesso irta e tortuosa, stretta e angusta, sulla quale è facile inciampare e cadere, scoraggiarsi e volgersi indietro. Ma è sicura luce e segno di speranza. *Cappellano della Delegazione



Tre nuovi emissioni della filatelia melitense

di Franco Belloni

Le Poste Magistrali il 21 aprile hanno emesso tre serie commemorative, dopo l’ultima del 25 novembre. La prima emissione (n. 402) ricorda l’Ostensione della Sindone con la riproduzione di un quadro del pittore fiammingo Petrus Christus (Baarle 1410-20 – Bruges 1475-76) allievo di Jan van Eyck, Compianto sul Cristo morto (1455-1460 ca.) esposto a Bruxelles al Musée Royaux des Beaux Arts con il nome La lamentation. È una serie di francobolli e un foglietto. Il francobollo da € 1,40 riproduce un particolare della Maddalena, da € 1,50 della Madonna e da € 2,20 del Cristo. Il foglietto riproduce il quadro nella sua interezza e nel francobollo da € 2,50 il particolare del discepolo che sorregge i lembi della Sindone e in quello da € 5,20 del Cristo. Tiratura: 12 mila serie e 8 mila foglietti numerati. La seconda emissione (n. 403) ricorda il quinto Centenario della morte di Sandro Botticelli (Firenze 1445-1510) con la riproduzione del quadro Madonna con il Bambino e San Giovannino esposto a Parigi al Louvre. Il francobollo da € 0,60 ha una plusvalenza di € 1,00 per i terremotati di Haiti, ricordati anche con una appendice unita al francobollo. Tiratura: 20 milaesemplari. La terza (n. 404) ricorda il Quarto Centenario della morte di Padre Matteo Ricci (Macerata 1552 – Pechino 1610) della compagnia di Gesù. Il soggetto è ripreso dal quadro Padre Matteo Ricci del pittore Emanuel Yu Wen-Hui, attualmente a Roma nella Chiesa del SS. Nome di Gesù (Fondo Edifici di Culto). Tiratura: 12 mila esemplari. Il 31 maggio due nuove emissioni delle Poste Magistrali dedicate all’Anno Sacerdotale (n. 405) e ai Maestri della pittura (n. 406). Nella prima, dal dipinto di Anonimo del XVIII secolo, San Nicola fanciullo vede Gesù nell’Ostia, conservato a Tolentino presso la Basilica di San Nicola. I tre francobolli riproducono in quello da € 0,85 il particolare dell’apparizione di Gesù nell’Ostia, in quello da € 1,50 di San Nicola fanciullo e in quello da € 2,50 dell’Elevazione. Nell’emissione Maestri della pittura è riprodotto il quadro di Leonardo da Vinci (Vinci 1452 – castello di Cloux, Amboise 1519) Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnello (1513-1515 ca.) esposto al Louvre. Questa tavola, presente nello studio del maestro a Cloux nel 1517 fu acquistata dal cardinale Richelieu che la donò a Luigi XIII. L’emissione comprende tre francobolli con un particolare di Sant’Anna in quello da € 0,60, della Vergine nel € 1,40 e del Bambino nel € 2,50 e un foglietto che riproduce l’intero dipinto e due francobolli da € 2,50 con il particolare di Sant’Anna e la Vergine e da € 5,20 con quello del Bambino con l’agnello. Tiratura: 12 mila serie e 8 mila foglietti numerati. I francobolli di queste emissioni sono stati stampati a Roma dall’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato.



Ecco il logo del Campo 2011




Disegnato dal nostro collaboratore e membro del Cisom Gabriele Tosi, questo è il logo del 28esimo Campo internazionale dell’Ordine di Malta che si terrà a Lignano Sabbiadoro (Udine) da sabato 23 a sabato 30 luglio 2011. Già approvato dagli organizzatori, il logo che pubblichiamo in anteprima verrà presentato ufficialmente all’imminente Campo di quest’anno, in programma a Bluestone in Scozia dal 10 al 17 luglio.