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Arezzo 9 Dicembre 2012: XVIII Festa di Natale Stampa E-mail
Domenica 09 Dicembre 2012 00:00
Domenica 9 Dicembre 2012 si è svolta, presso la Chiesa del Sacro Cuore ad Arezzo, la XVIII   Festa di Natale organizzata dalla Sezione CISOM di Arezzo, in collaborazione con la sezione SMOM di Arezzo della Delegazione di Firenze. . La Dott.ssa Chiasserini, preziosissima e cara Amica Volontaria della Sezione di Arezzo, ci ha inviato questo resoconto che volentieri pubblichiamo.
“La giornata ha avuto inizio con l’arrivo degli ammalati – numerosi, malgrado il freddo pungente - e la loro sistemazione in chiesa a cui ha fatto seguito la Celebrazione Eucaristica, presieduta da Sua Eccellenza Reverendissima l’Arcivescovo-Vescovo di Arezzo Cortona e Sansepolcro Monsignor  Riccardo Fontana.     L’Arcivescovo ha sottolineato, con la Sua consueta cortese simpatia nei nostri confronti, l’ efficacia con la quale viene annualmente realizzata questa ormai tradizionale e importante giornata in ossequio al nostro Carisma specifico, oggi sempre più attuale! Durante l’omelia ha evidenziato  come la  seconda domenica di Avvento ci avvicina sempre più al  Natale, ma la mèta resta il Regno di Dio perché Gesù è nato una sola volta e ora tocca a noi rinascere ogni giorno perché possiamo essere testimoni di un Dio incarnato che viene a noi nel volto indifeso di un bimbo per essere accolto e protetto. Lo Spirito Santo ci guida, non alla grotta simbolica del presepe, ma all’incontro con ciò che il presepe rappresenta: l’incontro con la povertà di Dio nella povertà dell’umanità.
La giornata è proseguita con una colazione servita, nella sala adiacente  per tutti – circa trecento persone -  anziani delle case di riposo, parrocchiani e  tutti i  poveri assistiti dalla Caritas, che quest’anno sono stati molto più numerosi di tutti gli altri anni: segno che, purtroppo, la situazione  sociale sembra rilevare maggiori criticità.
Hanno partecipato alla  giornata il Dott. Raffaele Carrega, Delegato del Sovrano Ordine Militare di Malta Delegazione di Firenze insieme a numerosi  membri e volontari  della Delegazione.
Hanno collaborato – per il servizio in sala, oltre ai membri e volontari del CISOM e della Sezione SMOM  di Arezzo – anche i  volontari del CISOM, del Gruppo di Città di Castello, oltre ad alcuni membri della Delegazione SMOM di Perugia, a dimostrazione sia della sinergia tra la Delegazione Fiorentina e CISOM Regionale Toscano sia degli ottimi rapporti con la confinante Delegazione di Perugia.  
La Sezione SMOM di Arezzo quest’anno, ha voluto aggiungere un valore celebrativo alla manifestazione: durante il pranzo sono state proiettate delle immagini che hanno ricordato e sottolineato l’impegno ventennale melitense con particolare attenzione ai più bisognosi.
La manifestazione ha ottenuto il sostegno di un nuovo benefattore che ha generosamente  offerto  la colazione a tutti i presenti domandando espressamente di restare nell’anonimato: ulteriore bellissima dimostrazione di come deve essere la Carita’ Cristiana per essere profondamente ammirata e testimoniata da tutti noi”.
Il Santo Natale rappresenta per tutta la Delegazione insieme al CISOM  un importante momento di  gioia, condivisione, preghiera, comunione che conclude il calendario delle attività previste dal calendario 2012. Se  la Provvidenza ce lo concederà, continueremo ad onorare le più belle tradizioni dell’ Ordine anche nel nuovo Anno, dedicato secondo le indicazioni del Magistero alla nostra Fede Cattolica,  con la seria e costante formazione spirituale considerata base fondamentale per una coraggiosa indispensabile efficace testimonianza. Del resto da 900 anni è richiesto dal Signore questo impegno con modalità  e con sacrifici dettati dalle mutevoli contingenze storiche ma mai i nostri confratelli e consorelle sono venuti meno all’ onore di servire il Sacrosanto Carisma Melitense.
 
LA CARITA’ NELLA CHIESA L’attività della CARITAS diocesana fiorentina Stampa E-mail
Lunedì 19 Novembre 2012 00:00

Il giorno 19 Novembre 2012 la Delegazione di Firenze si è riunita presso il Convitto della Calza per incontrare il Responsabile della Caritas diocesana fiorentina, Dott. Alessandro Martini. Alessandro Martini è stato, fin da giovane, impegnato in Azione cattolica e in numerose altre realtà dell’associazionismo cattolico in città, con diversi incarichi di responsabilità; dal 2007 è membro della Giunta del  Consiglio pastorale diocesano e Direttore della Caritas di Firenze. La Caritas è lo strumento ufficiale della Diocesi, istituita dal Vescovo, per la promozione ed il coordinamento delle iniziative caritative assistenziali, anche in collaborazione con altri organismi, per dare testimonianza della Carità nella comunità ecclesiale, in tutte le sue articolazioni, nonché per consentire lo sviluppo integrale dell'uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi. Per questa sua vocazione “cattolica”, la Caritas non è una realtà solo italiana, ma opera a livello internazionale, interviene con le sue strutture ed il suo personale nelle aree più disparate, ma sempre dove esiste un disagio sociale. Numerosi i progetti realizzati sia in Italia che all’estero: servizi residenziali e non residenziali per l’assistenza di anziani, disabili e minori; centri d’ascolto (40 a Firenze) e di orientamento al lavoro  per italiani e stranieri; distribuzione di vestiario e generi alimentari; consultori  e centri di aiuto per le madri in difficoltà; mense e distribuzione di pasti caldi per i senza fissa dimora (si sono contate circa 2000 persone senza residenza); servizi sanitari (ambulatori, ambulanze, donazione di  sangue); servizio nelle carceri.
Di questo vivace incontro, che ha suscitato grande interesse della Delegazione, volentieri pubblichiamo un resoconto della serata della Dott.ssa Francesca Iatta.
“L’accoglienza calorosissima da parte del Delegato, Cavaliere di Onore e Devozione Raffaele Carrega Bertolini di Lucedio, che si è fatto portavoce dell’entusiasmo e della curiosità dei numerosi partecipanti all’incontro, è stata seguita dalla presentazione del gradito ospite, da parte della Vice Delegata, Dama  di Onore e Devozione, Ginevra Ricasoli Firidolfi. Il Dott. Martini ha spiegato, con la passione e la competenza di chi si impegna in prima persona, quanto sia essenziale per la Fede cattolica il tema della Carità. Esemplificative in proposito le parole dell’Enciclica di Papa Benedetto XVI : “L'intima natura della Chiesa si esprime in un triplice compito: annuncio della Parola di Dio (kerygma - martyria), celebrazione dei Sacramenti (leiturgia), servizio della carità (diakonia). Sono compiti che si presuppongono a vicenda e non possono essere separati l'uno dall'altro. La carità non è per la Chiesa una specie di attività di assistenza sociale che si potrebbe anche lasciare ad altri, ma appartiene alla sua natura, è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza. La Chiesa è la famiglia di Dio nel mondo, per questo l'amore - caritas - sarà sempre necessario, anche nella società più giusta(….). Chi vuole sbarazzarsi dell'amore si dispone a sbarazzarsi dell'uomo in quanto uomo. (…)Sempre ci saranno situazioni di necessità materiale nelle quali è indispensabile un aiuto nella linea di un concreto amore per il prossimo”. (cfr. Deus Caritas Est, 25 e 28). Il Santo Padre ci esorta spesso a esser testimoni “fantasiosi”  nella Carità, a non chiudersi nei recinti delle proprie parrocchie, ma a renderci conto che dobbiamo saper essere profeti di Dio nel nostro tempo in virtù della Fede e operatori concreti nella contingenza, perché la Fede senza l’opera concreta verso i fratelli che qui e adesso hanno bisogno è « …come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. ...ma senza la Carità non sono nulla » (Inno alla Carità dalla prima lettera di San Paolo Ap.ai Corinzi 12,31 ). La grande sfida di oggi, per operare concretamente e correttamente, è saper distinguere tra povertà e miseria.
La povertà è uno stile di vita, un valore, come hanno insegnato i grandi Santi, vedi San Francesco d’Assisi, per citare uno dei più famosi.     La miseria è povertà materiale e umana, solitudine. Per questo nei Centri d’ascolto, i Volontari non si limitano a dare aiuto materiale, ma soprattutto il proprio tempo ed esperienza, per consigliare, insegnare, dare indicazioni e Speranza. Gli operatori della Carità sanno che  il diritto di ogni uomo all’assistenza, è prima di tutto  riconoscimento della dignità di ogni persona e a questo tema  si lega il valore fraterno della responsabilizzazione dell’individuo. E’più facile dare dei soldi, “esser buoni” verso i bisognosi, piuttosto che dedicare il proprio tempo ed energie per accompagnare verso un percorso di crescita umana di maturità e consapevolezza per  aiutare a trovare o recuperare una dignità di persona a chi l’ha perduta o estraneo in un paese dove non ha le proprie radici. La differenza fondamentale tra la filantropia e la Carità cristiana è che la Carità  è dono di sé al fratello, è atto gratuito d’amore perché nel fratello incontriamo Dio e non c’è autoreferenzialismo e compiacimento del nostro “esser migliori “di chi non fa niente per gli altri.
La Carità si completa col perdono e la giustizia. Se la Carità diventa un perdono senza tener conto di un’esigenza di giustizia, non è perdono vero, perché calpesta la dignità dell’individuo. Perdono, nell’accezione cattolica, significa non, far finta che non  sia successo niente, ma accogliere l’altro in un percorso di crescita e consapevolezza del male compiuto, dove in prima persona chi ha sbagliato non si sente solo, ma acquista coscienza dell’errore commesso e si sente accolto con amore e perdonato. Solo chi è davvero innamorato di Gesù può fare davvero la Carità perché, come Gesù dona sè stesso per amore.
Moltissimi gli interventi da parte dei Membri e dei presenti all’incontro, fortemente voluto dai Responsabili di Delegazione per l’evidente assonanza con il carisma antichissimo dell’Ordine di San Giovanni “Tuitio fidei e obsequium pauperum”. Anche se la originaria storia del nostro Ordine, ci riporta a una tradizione di Carità organizzata all’interno di una struttura fortemente gerarchizzata, religiosa e anticamente anche militare, il valore attuale della testimonianza operosa, nella Carità come Cavalieri e Dame di Malta, ha suscitato in Delegazione un desiderio di cooperazione e di sviluppo in futuri e prossimi progetti di Volontariato attivo con la Caritas fiorentina, oltre alla condivisione di incontri di preghiera e riflessione spirituale comuni, per esser davvero famiglia ecclesiale unita intorno alla stessa mensa, nella condivisione e nell’arricchimento tra carismi diversi ma uniti in uno stesso  servizio fatto per amore e comunicato nella gioia della fratellanza”.


Ginevra Ricasoli Firidolfi                        Francesca Jatta

 
Riflessione della Delegazione in preparazione all’Anno della Fede. Stampa E-mail
Domenica 30 Settembre 2012 00:00
Il 30 Settembre 2012, presso il Convento di Arcetri, la Delegazione  di Firenze, insieme con tutte le sue Sezioni, si è riunita per partecipare ad un incontro di riflessione, in preparazione all’Anno della Fede, indetto dal Santo Padre Benedetto XVI.
La giornata, dedicata ad un intenso cammino di formazione spirituale comunitaria, fortemente voluta dal Delegato Cavaliere di Onore e Devozione, Dott. Raffaele Carrega Bertolini di Lucedio, dal Cappellano Capo Mons. Alberto Alberti e dal Consiglio della Delegazione, ha suscitato l’attenzione ed una viva partecipazione di tutti i numerosi presenti  intervenuti, in particolar modo verso le problematiche legate alla comprensione personale di una vocazione cattolica e melitense e di una conseguente azione di testimonianza credibile e coerente nella sfida che la Chiesa cattolica e romana ci propone in questo nuovo anno a 50 anni dal Concilio Vaticano II.
Ha guidato la riflessione Padre Graziano Sbrolli, che con tutta la comunità Carmelitana ha condiviso fraternamente con le Dame, i Cavalieri, i Volontari e gli Amici della Delegazione, sia la Santa Messa che i momenti di convivialità.
L’incontro si è aperto col saluto  del Delegato che, oltre a  ringraziare i presenti per la loro testimonianza di partecipazione, ha espresso l’augurio che la formazione attuale sia un valido strumento per la realizzazione di una testimonianza positiva agli occhi di chi non crede, per veicolare il messaggio che i moderni Cavalieri e Dame dell’Ordine di San Giovanni sono portatori di una Fede fatta di Speranza e Carità.
Partendo dalla lettera papale “Porta Fidei”, nella quale il Santo Padre invita alla Fede non meramente come esperienza “religiosa” ma come esperienza diretta di Dio, Padre Sbrolli ha invitato l’assemblea a riflettere sul senso quotidiano del nostro percorso di Fede.
Ha ricordato  che nel catechismo del Concilio Vaticano I sempre “Dono di Grazia” era indicata come “virtù sovrannaturale”, in una concezione intellettualistica, mentre nel Concilio Vaticano II,  si sottolinea l’adesione personale a Cristo;questo coinvolge in un cammino personale e comunitario di ricerca e incarnazione.
L’invito che la Chiesa ci rivolge in questo Anno dedicato alla Fede, è quello di riflettere sul cammino vocazionale personale, che nell’ottica “cattolica” si allarga a tutta la comunità dei credenti. Aderire alla chiamata di Cristo, al suo Dono di Grazia,  non implica farsi servi, nel senso di subordinati obbedienti, ma di creature che con abbandono filiale si mettono “a disposizione” per farsi vincere dall’Amore, realizzando in tal modo una comunione di vita in Cristo con Dio Trinità,spessore alto della vita cristiana.
Gesù Cristo forse poteva salvare l’Uomo in modo diverso, ma l’accettazione fino alla morte, della volontà del Padre, era l’unico modo per farci capire che l’Uomo trova il senso alla sua esistenza solo se oltre a usare la  Ragione per capire l’esistenza di Dio, apre il cuore con Fede totale alla Grazia e vive la sua vita in comunione con il Signore, aderendo alla Sua proposta senza riserve, con l’attitudine fiduciosa propria dei bambini.
Gesu’ non si limitato a camminare per la Palestina proclamando la “Buona Novella”, l’ha anche resa esperienza.
Ha risposto al grido di dolore di tanti fratelli infermi nel corpo e nello spirito , sfidando la morale religiosa del suo tempo , provocando scandalo, ma sicuro di accontentare il Padre obbedendoGli e che ha comandato di amare il prossimo, come Lui ci ama, affidandosi completamente a Lui. La logica del Vangelo non è quella di chiedere protezione al Signore dalle difficoltà, per paura di affrontarle, ma di chiedere di aiutarci a non avere paura nella sfida, nella sofferenza ma continuare a camminare con Fede.Dobbiamo ricordarci che Cristo non ci chiede la perfezione della coerenza, perché ci ama con tutti i nostri errori e limiti, ma l’ umiltà di cuore per metterci di nuovo in Suo ascolto e farci accogliere dal Suo perdono; in tal modo saremo in grado di comunicare con gioia ai fratelli la notizia che la Fede nell’Amore misericordioso del Padre è più forte di tutte le nostre incoerenze.

Francesca Jatta
 
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