Stampa E-mail
Lunedì 30 Novembre 2009 19:04
Il C.I.S.O.M. è un gruppo dove i volontari, accomunati dalla volontà di testimoniare e perseguire gli ideali cristiani di Carità e di Amore, sono spinti dal desiderio di aiutare gli altri ogni giorno e soprattutto in casi di forti emergenze. Spesso, proprio stando vicino alle persone in difficoltà, sono loro stessi ad essere aiutati. Il 6 aprile 2009, un lunedì mattina come tanti altri, arriva una chiamata: tutti i volontari C.I.S.O.M. sono reclutati per soccorrere la popolazione dell’Aquila, vittima di un fortissimo terremoto che ha provocato, molte vittime oltre ad ingenti danni alle strutture. Subito vengono raggruppate le scorte dei medicinali, caricate le attrezzature logistiche sugli automezzi e scaglionate le partenze dei volontari in base al loro ruolo: prima tecnici e corpo medico poi volontari semplici, provenienti da tutta Italia. Il panorama aquilano che aspetta i primi soccorritori non è dei più confortanti: rovine e desolazione ovunque, mancanza delle più comuni comodità e soprattutto tanto dolore negli occhi di chi ha perso familiari o amici o di chi è stato colpito in prima persona perdendo magari la propria abitazione. Al C.I.S.O.M. viene affidata la gestione di due dei numerosi campi allestiti per ospitare la cittadinanza rimasta senza abitazione: Poggio di Roio e San Felice d’Ocre. Quest’ultimo campo sarà premiato in corso d’opera dalla stampa come miglior campo d’Abruzzo. Infatti l’operosità instancabile dei soccorritori ed il giusto spirito di collaborazione con la popolazione locale hanno prevalso sulle difficoltà oggettive rendendo possibile, non solo la creazione delle strutture necessarie per un degno soggiorno, ma soprattutto due centri umanamente accoglienti. La vita nei campi non era scandita dalla clessidra del tempo ma dal bisogno che ciascuno aveva dell’altro. Come ogni “campo” che si rispetti la giornata del volontario iniziava alle 6:30 per apparecchiare la sala mensa e preparare la colazione per tutti. Dopo, la preghiera della mattina segnava l’inizio della vera giornata lavorativa. Chi si dedicava alla pulizia degli ambienti, chi alla cucina, chi organizzava la cambusa, sempre ben rifornita dai continui aiuti che altri volontari mandavano dalle proprie città, chi provvedeva alla costruzione e/o al mantenimento delle strutture del campo, chi manteneva i fondamentali rapporti ufficiali con la Direzione Nazionale e il COM4. Molte erano le urgenze materiali ma nondimeno potevano essere dimenticate quelle umane nei confronti della popolazione più giovane, assistita nella didattica e in momenti più ludici, e di quella meno giovane, coinvolta sempre di più con dialettica ed affetto: dove il terremoto non era riuscito a colpire, lì era rimasto un posto libero all’occhio vigile dell’Amore. Proprio in quel luogo, dove mancavano le ben note comodità della vita moderna, dove l’estetica era solo una parola vuota, due giovani come se ne trovano tanti, Daniele Gallea, appartenente al C.I.S.O.M. Firenze e Volontario della stessa Delegazione S.M.O.M., e Chiara Ippolito, appartenente invece al C.I.S.O.M Pisa, oltre che Volontaria della Delegazione di Pisa, s’incontrano e collaborano per la riuscita dello stesso obiettivo. Lui, Vice-Capo campo, lei volontaria semplice, si inseriscono a pieno titolo nella vita del campo condividendo le fatiche ma anche i momenti di comunione con gli altri e soprattutto gli stessi ideali. La stessa volontà di aiutare , la generosità ed il senso di sacrificio sempre presenti anche se stanchi o in mezzo a difficoltà climatiche; il sorriso e la buona parola donata a tutti, in ogni momento; la testimonianza con le proprie opere della propria Fede in Dio e nel Suo Amore hanno portato i due giovani cuori solitari a riconoscersi come le due metà della loro vita. Infatti, un pomeriggio come tanti altri, mentre lui stava compiendo umili lavori di fatica, fu definitivamente colpito dalla semplicità con cui lei lavava i piatti in un lavandino da campo con acqua fredda e senza guanti, e senza indugi dichiarò il suo Amore. La gioia avuta nell’aver potuto compiere una così bella e gratificante esperienza umana a “trecentosessanta gradi” porterà i due giovani a tornare in quei campi altre volte e a scegliere come testimoni per il loro Matrimonio anche due aquilani, come simbolo del profondo legame di amicizia e affetto instaurato con la popolazione locale. Così nella bellissima Chiesa dei Cavalieri a Pisa e con la benedizione Papale, il 3 ottobre 2009, Daniele e Chiara hanno risposto sì a “quella” chiamata per tutta la loro vita.