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Giovedì 21 Marzo 2013 00:00
La Delegazione di Firenze si è riunita il 21 Marzo 2013 presso il Convitto della Calza, per incontrare nuovamente S.E. Mons Claudio Maniago, Vescovo ausiliare di Firenze, in qualità di fine liturgista e guida, nella riflessione proposta dai Cappellani di Delegazione sul Triduo pasquale, quale  momento di formazione in preparazione alla Santa Pasqua.
Il graditissimo ospite è stato accolto con calore dai numerosi partecipanti, Membri, Volontari e Amici e  introdotto dal Delegato, Cavaliere di Onore e Devozione, Dott. Raffaele Carrega Bertolini di Lucedio, che prima di tutto, ha tenuto a ribadire il valore fondamentale della formazione nella vita melitense, prerogativa di base per una testimonianza, vera, credibile, moderna dei veri Cavalieri e Dame di Malta.
Al Delegato si è unito il saluto affettuoso di Mons. Alberto Alberti, Cappellano Capo della Delegazione, che ha ricordato i 3 assunti fondamentali della vita cristiana, cosi come sottolineato  durante la Messa d'insediamento sul soglio petrino, da S. Santità Papa Francesco: camminare, costruire, testimoniare.
I Membri dell'Ordine hanno, nel carisma melitense “Tuitio Fidei, Obsequium Pauperum”, una via maestra tracciata da 900 anni, che ancora oggi insegna e porta a camminare con i Poveri e i Sofferenti, nella consapevolezza che questi sono i fari che guidano verso la Salvezza Eterna.
Il Vescovo Claudio Maniago, ha fatto eco a queste riflessioni, aiutando i presenti a comprendere come il tempo di Pasqua sia un tempo di Grazia che non deve esser vissuto solo un giorno all'anno, ma tutti i giorni, in tutte le strade che percorriamo e con tutti coloro che incontriamo nella nostra vita in mezzo alle gioie e alle difficoltà.
La liturgia, col suo tempo particolare, aiuta i credenti a scandire le tappe di un percorso a spirale che ruota intorno a Cristo e alla salvezza, ma va anche in avanti, cammina, non  ruota su se stesso.
La Chiesa da sempre ha fatto sua la preoccupazione di aiutare i fedeli ad immergersi nel mistero pasquale.
Tutte le festività nel corso dell'anno liturgico trovano il loro senso nell'Eucaristia; per es. a Natale stiamo celebrando la Pasqua del Signore, non solo la Natività, la Domenica è la Pasqua settimanale.
Per i cattolici è la Domenica il primo giorno della settimana, non il Lunedi.
L'esigenza del Triduo Pasquale nasce per consentire alla comunità di “rallentare”il ritmo del tempo,  per meditare, quasi “degustando” l'ingresso nel mistero della Resurrezione.
Già nel calendario ebraico la celebrazione di alcune feste era dilatata su piu' giorni, per consentire anche  ai pellegrini di raggiungere i luoghi di culto, data anche  la difficoltà degli spostamenti.
Due erano gli elementi caratterizzanti la comunità cristiana nella celebrazione dell'antica Pasqua:
1)    il culmine della iniziazione cristiana dei catecumeni;
2)    la riconciliazione pubblica dei peccatori.
Possiamo definire il Triduo Pasquale: “Pasqua vissuta in tre giorni” e non come si sente spesso dire erroneamente: “Tre giorni di preparazione alla Pasqua”.
La Chiesa sottolinea il percorso verso il Mistero Pasquale in tutta la settimana santa che precede la grande festa di Resurrezione.
Ogni diocesi è chiamata  a celebrare un' unica grande Messa , quella crismale, presieduta obbligatoriamente dal Vescovo, insieme ai sacerdoti e a tutta la diocesi.
Puo' esser celebrata in un giorno qualsiasi della settimana santa; a Firenze è stato scelto il Giovedi.
Si tratta di una Messa normale con la particolarità che il Vescovo benedice l'olio crismale, che sarà utilizzato durante tutto l'anno per amministrare i sacramenti e creare i nuovi Vescovi.
Questa S. Messa ricorda in modo forte, la dimensione ecclesiale della Pasqua, attraverso il rinnovo dei voti sacerdotali di fronte all'Assemblea riunita, di cui essi sono al servizio e la dimensione di festa per  tutta la comunità.
Il Triduo inizia il Giovedi sera con la Santa Messa in “Coena Domini” segue il Venerdi e il Sabato, che culmina con la Veglia Pasquale.
La S. Messa in “Coena Domini” colpisce per la drammatizzazione reale del brano evangelico della lavanda dei piedi ai discepoli da parte di Gesu'.In realtà la rappresentazione non è obbligatoria , ma è un segno forte per ricordarci che Gesu' è venuto per servire e i suoi discepoli devon esser pronti proprio a fare questo. Preludio  necessario a cio' è lasciarsi lavare da Gesu', cioè lasciare che agisca nella nostra vita, quindi imparare a fidarsi di Lui.
Per i Cavalieri di Malta è l'esempio più evidente dell' applicazione del carisma “Obsequium Pauperum”.
Crediamo di fare del bene al prossimo, per poi scoprire, che abbiamo ricevuto  molto più amore proprio dal fratello sofferente e bisognoso: ci stiamo facendo amare da Cristo.
E' durante l'Ultima cena coi discepoli  che Gesu' istituisce il memoriale del Suo sacrificio per l'Umanità (“ Fate questo in memoria di me”). Si dona per tutti, cosi come i suoi discepoli devon donarsi agli altri. Sono il Suo corpo e il Suo sangue che vengon immolati per la Pasqua di Resurrezione.
Il Venerdi, giorno della Morte di Gesu', la liturgia prevede due momenti di riflessione:
1) la proclamazione del Vangelo della passione
2)l'adorazione della Croce
In questo giorno la  mortificazione attraverso il digiuno, va intesa non come un esercizio per virtuosi, ma perchè quel tempo che solitamente dedichiamo al cibo, lo dedichiamo alla meditazione della Parola per  aiutarci ancor meglio a entrare nel Mistero Pasquale.
La partecipazione alla Via Crucis, la sera, ci ricorda le sofferenze di Cristo e in modo particolare la necessità di prender con Lui la nostra croce e seguirlo. Non per atto di compassione verso Gesu' che ha sofferto, ma  per aiutare  noi stessi nel cammino di Redenzione. Per crocifiggere con Cristo il nostro vecchio “io” e con Lui risorgere a Vita Nuova.
La Croce di Malta, di cui siamo testimoni e difensori, secondo il carisma”Tuitio Fidei”, è il simbolo della Croce di tutti i fratelli Ammalati che la portano quotidianamente.
Il Sabato è giorno di silenzio e di attesa, in cui non viene celebra l'Eucaristia.
Il silenzio, simbolo della Morte dell'Umanità, esplode nella gioia della Veglia Pasquale, la cui liturgia, suggestiva e solennemente gioiosa, annuncia la sconfitta della Morte e la Salvezza per l'Umanità grazie al sacrificio pasquale.
Anticamente durante la Veglia i catecumeni venivano battezzati e accolti nella comunità cristiana.
Essa si divide in 4 parti:
1)Liturgia della Luce. Nella chiesa buia, brilla solo la fiamma del cero pasquale, simbolo di Cristo, Luce nelle Tenebre, da cui si propaga l'accensione dei lumi in tutta l'Assemblea, segno dell'Umanità redenta.
2)Liturgia dell'Acqua.
3)Celebrazione del Battesimo di qualche bimbo o in assenza Memoria del nostro Battesimo e aspersione con acqua benedetta.
4)Celebrazione dell'Eucaristia. E' il momento culminante della Pasqua.
Con il Sacramento della Passione, Morte e Resurrezione la liturgia ci introduce nella Pasqua, che prosegue poi per tutto il resto dell'anno, perchè  il Signore ci riaccompagna per mano nella vita di tutti i giorni, nel nostro pellegrinaggio quotidiano, come singoli ma anche come comunità ecclesiale.
In fondo per i Cavalieri e le Dame di Malta, che camminano da 900 anni seguendo e portando con onore il simbolo della Croce, questo percorso storico non è altro che la  testimonianza viva di un pellegrinaggio di Speranza verso la Pasqua Eterna.

Ginevra Ricasoli Firidolfi                                 Francesca Jatta