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Lunedì 19 Novembre 2012 00:00

Il giorno 19 Novembre 2012 la Delegazione di Firenze si è riunita presso il Convitto della Calza per incontrare il Responsabile della Caritas diocesana fiorentina, Dott. Alessandro Martini. Alessandro Martini è stato, fin da giovane, impegnato in Azione cattolica e in numerose altre realtà dell’associazionismo cattolico in città, con diversi incarichi di responsabilità; dal 2007 è membro della Giunta del  Consiglio pastorale diocesano e Direttore della Caritas di Firenze. La Caritas è lo strumento ufficiale della Diocesi, istituita dal Vescovo, per la promozione ed il coordinamento delle iniziative caritative assistenziali, anche in collaborazione con altri organismi, per dare testimonianza della Carità nella comunità ecclesiale, in tutte le sue articolazioni, nonché per consentire lo sviluppo integrale dell'uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi. Per questa sua vocazione “cattolica”, la Caritas non è una realtà solo italiana, ma opera a livello internazionale, interviene con le sue strutture ed il suo personale nelle aree più disparate, ma sempre dove esiste un disagio sociale. Numerosi i progetti realizzati sia in Italia che all’estero: servizi residenziali e non residenziali per l’assistenza di anziani, disabili e minori; centri d’ascolto (40 a Firenze) e di orientamento al lavoro  per italiani e stranieri; distribuzione di vestiario e generi alimentari; consultori  e centri di aiuto per le madri in difficoltà; mense e distribuzione di pasti caldi per i senza fissa dimora (si sono contate circa 2000 persone senza residenza); servizi sanitari (ambulatori, ambulanze, donazione di  sangue); servizio nelle carceri.
Di questo vivace incontro, che ha suscitato grande interesse della Delegazione, volentieri pubblichiamo un resoconto della serata della Dott.ssa Francesca Iatta.
“L’accoglienza calorosissima da parte del Delegato, Cavaliere di Onore e Devozione Raffaele Carrega Bertolini di Lucedio, che si è fatto portavoce dell’entusiasmo e della curiosità dei numerosi partecipanti all’incontro, è stata seguita dalla presentazione del gradito ospite, da parte della Vice Delegata, Dama  di Onore e Devozione, Ginevra Ricasoli Firidolfi. Il Dott. Martini ha spiegato, con la passione e la competenza di chi si impegna in prima persona, quanto sia essenziale per la Fede cattolica il tema della Carità. Esemplificative in proposito le parole dell’Enciclica di Papa Benedetto XVI : “L'intima natura della Chiesa si esprime in un triplice compito: annuncio della Parola di Dio (kerygma - martyria), celebrazione dei Sacramenti (leiturgia), servizio della carità (diakonia). Sono compiti che si presuppongono a vicenda e non possono essere separati l'uno dall'altro. La carità non è per la Chiesa una specie di attività di assistenza sociale che si potrebbe anche lasciare ad altri, ma appartiene alla sua natura, è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza. La Chiesa è la famiglia di Dio nel mondo, per questo l'amore - caritas - sarà sempre necessario, anche nella società più giusta(….). Chi vuole sbarazzarsi dell'amore si dispone a sbarazzarsi dell'uomo in quanto uomo. (…)Sempre ci saranno situazioni di necessità materiale nelle quali è indispensabile un aiuto nella linea di un concreto amore per il prossimo”. (cfr. Deus Caritas Est, 25 e 28). Il Santo Padre ci esorta spesso a esser testimoni “fantasiosi”  nella Carità, a non chiudersi nei recinti delle proprie parrocchie, ma a renderci conto che dobbiamo saper essere profeti di Dio nel nostro tempo in virtù della Fede e operatori concreti nella contingenza, perché la Fede senza l’opera concreta verso i fratelli che qui e adesso hanno bisogno è « …come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. ...ma senza la Carità non sono nulla » (Inno alla Carità dalla prima lettera di San Paolo Ap.ai Corinzi 12,31 ). La grande sfida di oggi, per operare concretamente e correttamente, è saper distinguere tra povertà e miseria.
La povertà è uno stile di vita, un valore, come hanno insegnato i grandi Santi, vedi San Francesco d’Assisi, per citare uno dei più famosi.     La miseria è povertà materiale e umana, solitudine. Per questo nei Centri d’ascolto, i Volontari non si limitano a dare aiuto materiale, ma soprattutto il proprio tempo ed esperienza, per consigliare, insegnare, dare indicazioni e Speranza. Gli operatori della Carità sanno che  il diritto di ogni uomo all’assistenza, è prima di tutto  riconoscimento della dignità di ogni persona e a questo tema  si lega il valore fraterno della responsabilizzazione dell’individuo. E’più facile dare dei soldi, “esser buoni” verso i bisognosi, piuttosto che dedicare il proprio tempo ed energie per accompagnare verso un percorso di crescita umana di maturità e consapevolezza per  aiutare a trovare o recuperare una dignità di persona a chi l’ha perduta o estraneo in un paese dove non ha le proprie radici. La differenza fondamentale tra la filantropia e la Carità cristiana è che la Carità  è dono di sé al fratello, è atto gratuito d’amore perché nel fratello incontriamo Dio e non c’è autoreferenzialismo e compiacimento del nostro “esser migliori “di chi non fa niente per gli altri.
La Carità si completa col perdono e la giustizia. Se la Carità diventa un perdono senza tener conto di un’esigenza di giustizia, non è perdono vero, perché calpesta la dignità dell’individuo. Perdono, nell’accezione cattolica, significa non, far finta che non  sia successo niente, ma accogliere l’altro in un percorso di crescita e consapevolezza del male compiuto, dove in prima persona chi ha sbagliato non si sente solo, ma acquista coscienza dell’errore commesso e si sente accolto con amore e perdonato. Solo chi è davvero innamorato di Gesù può fare davvero la Carità perché, come Gesù dona sè stesso per amore.
Moltissimi gli interventi da parte dei Membri e dei presenti all’incontro, fortemente voluto dai Responsabili di Delegazione per l’evidente assonanza con il carisma antichissimo dell’Ordine di San Giovanni “Tuitio fidei e obsequium pauperum”. Anche se la originaria storia del nostro Ordine, ci riporta a una tradizione di Carità organizzata all’interno di una struttura fortemente gerarchizzata, religiosa e anticamente anche militare, il valore attuale della testimonianza operosa, nella Carità come Cavalieri e Dame di Malta, ha suscitato in Delegazione un desiderio di cooperazione e di sviluppo in futuri e prossimi progetti di Volontariato attivo con la Caritas fiorentina, oltre alla condivisione di incontri di preghiera e riflessione spirituale comuni, per esser davvero famiglia ecclesiale unita intorno alla stessa mensa, nella condivisione e nell’arricchimento tra carismi diversi ma uniti in uno stesso  servizio fatto per amore e comunicato nella gioia della fratellanza”.


Ginevra Ricasoli Firidolfi                        Francesca Jatta