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Domenica 30 Settembre 2012 00:00
Il 30 Settembre 2012, presso il Convento di Arcetri, la Delegazione  di Firenze, insieme con tutte le sue Sezioni, si è riunita per partecipare ad un incontro di riflessione, in preparazione all’Anno della Fede, indetto dal Santo Padre Benedetto XVI.
La giornata, dedicata ad un intenso cammino di formazione spirituale comunitaria, fortemente voluta dal Delegato Cavaliere di Onore e Devozione, Dott. Raffaele Carrega Bertolini di Lucedio, dal Cappellano Capo Mons. Alberto Alberti e dal Consiglio della Delegazione, ha suscitato l’attenzione ed una viva partecipazione di tutti i numerosi presenti  intervenuti, in particolar modo verso le problematiche legate alla comprensione personale di una vocazione cattolica e melitense e di una conseguente azione di testimonianza credibile e coerente nella sfida che la Chiesa cattolica e romana ci propone in questo nuovo anno a 50 anni dal Concilio Vaticano II.
Ha guidato la riflessione Padre Graziano Sbrolli, che con tutta la comunità Carmelitana ha condiviso fraternamente con le Dame, i Cavalieri, i Volontari e gli Amici della Delegazione, sia la Santa Messa che i momenti di convivialità.
L’incontro si è aperto col saluto  del Delegato che, oltre a  ringraziare i presenti per la loro testimonianza di partecipazione, ha espresso l’augurio che la formazione attuale sia un valido strumento per la realizzazione di una testimonianza positiva agli occhi di chi non crede, per veicolare il messaggio che i moderni Cavalieri e Dame dell’Ordine di San Giovanni sono portatori di una Fede fatta di Speranza e Carità.
Partendo dalla lettera papale “Porta Fidei”, nella quale il Santo Padre invita alla Fede non meramente come esperienza “religiosa” ma come esperienza diretta di Dio, Padre Sbrolli ha invitato l’assemblea a riflettere sul senso quotidiano del nostro percorso di Fede.
Ha ricordato  che nel catechismo del Concilio Vaticano I sempre “Dono di Grazia” era indicata come “virtù sovrannaturale”, in una concezione intellettualistica, mentre nel Concilio Vaticano II,  si sottolinea l’adesione personale a Cristo;questo coinvolge in un cammino personale e comunitario di ricerca e incarnazione.
L’invito che la Chiesa ci rivolge in questo Anno dedicato alla Fede, è quello di riflettere sul cammino vocazionale personale, che nell’ottica “cattolica” si allarga a tutta la comunità dei credenti. Aderire alla chiamata di Cristo, al suo Dono di Grazia,  non implica farsi servi, nel senso di subordinati obbedienti, ma di creature che con abbandono filiale si mettono “a disposizione” per farsi vincere dall’Amore, realizzando in tal modo una comunione di vita in Cristo con Dio Trinità,spessore alto della vita cristiana.
Gesù Cristo forse poteva salvare l’Uomo in modo diverso, ma l’accettazione fino alla morte, della volontà del Padre, era l’unico modo per farci capire che l’Uomo trova il senso alla sua esistenza solo se oltre a usare la  Ragione per capire l’esistenza di Dio, apre il cuore con Fede totale alla Grazia e vive la sua vita in comunione con il Signore, aderendo alla Sua proposta senza riserve, con l’attitudine fiduciosa propria dei bambini.
Gesu’ non si limitato a camminare per la Palestina proclamando la “Buona Novella”, l’ha anche resa esperienza.
Ha risposto al grido di dolore di tanti fratelli infermi nel corpo e nello spirito , sfidando la morale religiosa del suo tempo , provocando scandalo, ma sicuro di accontentare il Padre obbedendoGli e che ha comandato di amare il prossimo, come Lui ci ama, affidandosi completamente a Lui. La logica del Vangelo non è quella di chiedere protezione al Signore dalle difficoltà, per paura di affrontarle, ma di chiedere di aiutarci a non avere paura nella sfida, nella sofferenza ma continuare a camminare con Fede.Dobbiamo ricordarci che Cristo non ci chiede la perfezione della coerenza, perché ci ama con tutti i nostri errori e limiti, ma l’ umiltà di cuore per metterci di nuovo in Suo ascolto e farci accogliere dal Suo perdono; in tal modo saremo in grado di comunicare con gioia ai fratelli la notizia che la Fede nell’Amore misericordioso del Padre è più forte di tutte le nostre incoerenze.

Francesca Jatta