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Sabato 14 Gennaio 2012 15:33

Il ritiro spirituale in preparazione al Santo Natale 2011 della Delegazione di Firenze quest’anno si è tenuto presso il Convitto della Calza il 18 dicembre guidato, come di consueto, dal Rev.mo Padre Carmelitano Graziano Sbrolli sul tema: “ Dio ha tanto amato il mondo da mandare il Suo Figlio Unigenito”.
Erano presenti, oltre al Delegato, Raffaele Carrega Bertolini e alla Vice Delegata, Ginevra Ricasoli Firidolfi, il Cappellano Capo della Delegazione di Firenze, Monsignor Alberto Alberti, e i due assistenti delle sezioni rispettivamente di Firenze e di Pistoia, il Can.co Giancarlo Lanforti e Don Cristoforo Mielnik, oltre a circa 40 persone tra Membri, Volontari e Amici della Delegazione. 
La riflessione di Padre Graziano ha preso spunto dal brano evangelico per poi approdare ad un approfondimento della Enciclica su Dio-Amore, Deus Caritas est del Papa Benedetto XVI, aiutando i presenti a comprendere il valore sociale del dono dell’Eucaristia.
L’essenza di Dio come Amore  viene a noi comunicato mediante questo sacramento istituito durante l’Ultima Cena, grazie al quale ogni Cristiano viene unito al Signore non solo come singolo ma anche  insieme a tutti gli altri confratelli: « Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane », dice san Paolo (1 Cor 10, 17).
L'unione con Cristo è allo stesso tempo unione con tutti gli altri ai quali Egli si dona.Afferma infatti il Santo Padre: “Io non posso avere Cristo solo per me; posso appartenergli soltanto in unione con tutti quelli che sono diventati o diventeranno suoi. La comunione mi tira fuori da me  stesso verso di Lui, e così anche verso l'unità con tutti i cristiani.

Diventiamo « un solo corpo », fusi insieme in un'unica esistenza. Amore per Dio e amore per il prossimo sono ora veramente uniti: il Dio incarnato ci attrae tutti a sé”.
Da ciò si comprende come il termine greco “agape”(lett. “Convito dei Cristiani”) sia ora diventato anche un nome dell'Eucaristia: in essa l'agape di Dio viene a noi corporalmente per continuare il suo operare in noi e attraverso di noi. Solo a partire da questo fondamento cristologico-sacramentale si può comprendere correttamente l'insegnamento di Gesù sull'amore.
Il nuovo “comando” di Gesu’, di amare non solo Dio, ma anche il prossimo e specialmente i propri nemici, costituisce un passaggio fondamentale e ulteriore rispetto alle indicazioni dell’antica Legge  e dei Profeti. Questa indicazione non è semplice morale che possa sussistere autonomamente accanto alla dichiarazione di fede in Cristo o al culto religioso, ma tutti e 3 gli aspetti, morale, fede, culto, si compenetrano a vicenda come un'unica realtà che si configura nell'incontro con l'agape di Dio. L’ antica e farisaica contrapposizione tra preghiera e vita in questa nuova ottica semplicemente cade. Nel « culto » stesso, nella comunione eucaristica è contenuto l'essere amati e l'amare a propria volta gli altri. Un' Eucaristia che non si traduca in amore concretamente praticato è in se stessa frammentata. Reciprocamente  il « comandamento » dell'amore diventa possibile solo perché non è soltanto esigenza: l'amore può essere «comandato» da Cristo perché prima di tutto da Lui è  stato donato, con il Suo corpo e il Suo sangue. Al termine della conferenza si è unita la riflessione da parte del Delegato, che ha sottolineato l’unità tra fede e amore attraverso l’applicazione del Carisma Melitense della Tuitio fidei e dell’obsequium pauperum ed, infine, l’intervento dei tre sacerdoti della Delegazione. Dopo un momento di pausa conviviale nel bellissimo refettorio del Convitto affrescato con l’ultima cena del Franciabigio, la Delegazione ha partecipato alla Santa Messa  nella Cappella attigua, pregando affinché ogni cristiano viva ogni Natale sentendosi chiamato per nome, nel dovere di testimonianza di un dono di Amore unico e prezioso che riceve nell’Eucaristia.

Can. Giancarlo Lanforti      Dott.ssa  Francesca Jatta